Il covid-19: ieri e oggi

Siamo a marzo del 2022. Di questi tempi, due anni fa, eravamo alle prese con un virus sconosciuto, che aveva fatto sue prede cittadini e cittadine di tutta Italia, di tutta l’Europa e in generale di tutto il mondo; un virus aggressivo al punto tale da costringerci a rinchiudere famiglie in casa, senza che bambini, ragazzi e ragazze, potessero andare a scuola o all’università. Due anni fa, oggi, non sapevamo verso cosa stavamo andando incontro: tutti i giorni virologi di tutti i tipi ci dicevano che dovevamo stare al sicuro, rinchiusi tra le 4 mura di appartamenti strettissimi, senza poter mai vedere l’azzurro del cielo.

E noi lo abbiamo fatto, ci siamo chiusi dentro; ci siamo fidati della scienza, con il giusto quantitativo di paura e terrore. Abbiamo perso il conto dei giorni trascorsi nella stessa stanza; siamo entrati in casa un giorno di inverno e ne siamo usciti gli ultimi giorni di primavera.

E oggi? Oggi non siamo più chiusi in casa, grazie alla scienza, alla nostra fiducia e determinazione, e (in parte) ai politici che ci governano. Marzo 2022: i contagi diminuiscono, la popolazione vaccinata continua ad aumentare, la percentuale (a questo punto endemica) di non vaccinati si abbassa e resta costante, le misure restrittive vengono piano piano meno (possiamo dire addio alla mascherina obbligatoria all’aperto) e i luoghi, quasi tutti, hanno riaperto al pubblico (senza non pochi problemi).

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una totale spaccatura dell’opinione pubblica in SI VAX e NO VAX, come se fosse realmente possibile dividere un popolo in due macrocategorie così distinte. La verità è che sia tra i ‘SI VAX’ che tra i ‘NO VAX’ troviamo frange di popolazione con dei buoni motivi per essere così arrabbiati; entrambi hanno le loro buone ragioni.

La distinzione polarizzata tra i due non ha fatto altro che metterci tutti l’uno contro l’altro, spesso distraendoci dai problemi strutturali che la pandemia ha acuito.

L’efficacia delle restrizioni

La questione veramente centrale oggi è una: cosa ha fatto il governo per risolvere i danni causati dall’emergenza covid-19? Le misure sono servite? L’esserci chiusi in casa, il non aver mandato ragazzi e ragazze a scuola in presenza per mesi, ha funzionato?

Lo abbiamo chiesto a due studenti universitari: E. , Torinese, abbiente, studente universitario di lettere moderne presso l’Università di Torino; e A. , di Roma, classe media, studentessa universitaria di Cooperazione Internazionale presso La Sapienza.

-Come pensi sia stata gestita la pandemia?-

-Il governo Conte ha fatto buon uso dei suoi strumenti nella fase più acuta, quindi nonostante i sacrifici chiesti a noi cittadini, mi ritengo soddisfatto/a della gestione… il peggio è arrivato quando siamo usciti di casa- questo ce lo riferiscono entrambi,  uno dal punto più alto dell’Italia e l’altra dalla Capitale.

-Penso che le misure successive si siano rivelate troppo restrittive, mentre il resto d’Europa apriva noi abbiamo continuato a tenere aperto questo e chiuso l’altro, non ci si capiva più niente-  E. riferendosi alle attività, musei e teatri, ci dice che la gestione sia stata esagerata, e ha sfruttato il momento di straordinarietà per farne la norma, sulle spalle delle attività dei piccoli imprenditori e della cultura.

-Perché ci abbiamo messo così tanto a riaprire i musei e i cinema al pubblico quando invece i centri commerciali li abbiamo riaperti appena potuto? Sembra una chiara scelta politica: la cultura è sacrificabile – lo conferma anche A. , che proviene da un contesto sociale ed economico molto diverso da quello altamente industrializzato e ricco di gran parte del nord. Eppure l’opinione in merito pare essere la stessa, se non fosse per il fatto che A.  abbia appoggiato le misure restrittive del governo legate all’uso tassativo della mascherina all’aperto, il numero di  commensali a cena, le chiusure a natale, e anche un ipotetico obbligo vaccinale: ‘per quanto sia stato difficile, le chiusure hanno fatto il loro dovere… mi chiedo perché chi non si vaccina non lo capisca. Forse in questi casi l’obbligo vaccinale è necessario, per tutti. Certe volte limitare la libertà altrui significa tutelare quella di tutti.’

E. non è d’accordo: ‘Siamo liberi, in uno stato democratico e di diritto, nessuno può impormi qualcosa ne obbligarmi a fare qualcos’altro. La libertà è sacrosanta. In questi mesi ho notato una tendenza che non mi piace; e cioè vedere quest’emergenza come la nostra nuova normalità. Ma non lo è e non lo deve diventare. Mi sembra che il governo stia abusando del proprio potere sfruttando l’occasione. Il green pass funziona, certo, ma deve essere una misura emergenziale, non deve durare per sempre. Io mi sono vaccinato, ho fatto quello che mi è stato chiesto. Non nego però che spesso mi trovo a dare ragione a chi critica il green pass… Non può diventare il lascia passare alla nostra libertà- questo il parere di E. rispetto alle misure emergenziali degli ultimi mesi e in particolare verso l’obbligo di green pass.

E i giovani?

-In quanto giovane, mi sono sentita totalmente ignorata dalle misure del governo. Ci hanno trattato come untori, dall’inizio alla fine. Sembra che questo virus sia circolato solo a causa nostra. E perché? Perché, giustamente, andiamo a scuola e all’università? O perché a 20 anni abbiamo voglia di divertirci, uscire a bere con gli amici, magari anche andare a ballare? Ci hanno costretto a portare sulle spalle questa pandemia, come se non bastasse la consapevolezza che saremo noi a pagarne le conseguenze future…- queste invece le parole di A. , particolarmente critiche verso il trattamento che il governo ha riservato ai giovani, effettivamente più volte chiamati in causa come ‘untori’ dai giornali, e che ad oggi (dati alla mano) sono la categoria più a rischio rispetto a patologie depressive, tentativi di suicidi e disturbi alimentari.

-Basta pensare alla chiusura delle discoteche, non è anche questo un chiaro messaggio politico? Le discoteche sono frequentate da ragazze e ragazzi che hanno tutto il diritto di divertirsi, averle tenute chiuse così a lungo significa in parte aver accusato implicitamente i ragazzi e le ragazze di essere responsabili dell’aumentare dei contagi. E ovviamente danneggia tutta una intera categoria di lavoratori del settore-

-Se dovessi dare un voto alla gestione della pandemia in generale, che voto daresti?-

-Da 1 a 10, 4- ci dice E. perlopiù scontento di come siano andate le cose.

-6, tutto sommato, nonostante i danni, abbiamo fatto il meglio che potevamo. Le baggianate sulla libertà non fanno per me: la mia libertà finisce dove inizia quello dell’altro; alle volte essere restrittivi è necessario se si vuole salvare un paese e tutelare tutti. E poi sono speranzosa, voglio riprendermi il mio futuro.- così conclude A.

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