L’essenza del movimento di sensibilizzazione alla sostenibilità risiede proprio nella sua etimologia: sostenere; tenere in piedi, garantire equilibrio. Sostenibilità? Questione di equilibrio DIrettore Claudio Palazz
Cambiamento climatico, scioglimento dei ghiacciai, esaurimento delle risorse non-rinnovabili, degrado ambientale, disboscamento… e ancora sviluppo sostenibile, alimentazione a base vegetale, Fridays For Future, abolizione della plastica monouso. Questi e centinaia di altri fenomeni legati al tema della sostenibilità – ciascuno nella propria inestimabile complessità – non sono altro che modalità di stravolgimento e ricomponimento dell’indispensabile equilibrio tra natura ed esseri umani.

Un equilibrio, ai giorni d’oggi, compromesso

Per essere stabile, infatti, tale equilibrio dovrebbe essere costantemente alimentato da ricerca, consapevolezza, rispetto e collaborazione da parte dell’intera società mondiale: dalle classi dirigenti ai “semplici” cittadini, dagli imprenditori ai consumatori, a prescindere dalle culture e dalle politiche d’appartenenza. 

Apparentemente un’utopia. 

 Il movimento globale PlasticFreeJuly, a tal proposito, promuove su larga scala uno stile di vita piùsostenibile attraverso la #MyPlastcFreeJulyChallenge: sfidare se stessi a ridurre al minimo l’utilizzo della plastica per il mese di luglio è la modalità più giocosa ed efficace per dimostrarsi che si può partecipare attivamente alla ricostituzione di quell’equilibrio

Essere più sostenibili, nel 2021, è una realtà, un cambiamento alla portata di tutti. Non sono richieste grandi rivoluzioni, ma tanti piccoli passi: sostenere la ricerca, accrescere la propria consapevolezza, avere rispetto. Collaborare, anche a partire da ora.

Perché se non ora, quando?

Ricerca: l’equilibrio in movimento dello sviluppo sostenibile

Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico finalizzato a raggiungere e mantenere l’equilibrio in movimento della sostenibilità, le cui condizioni di stabilità mutano nel tempo. Si propone, dunque, di realizzare le necessità delle generazioni attuali senza compromettere la realizzazione di quelle delle generazioni successive

Per raggiungere tali finalità, lo sviluppo sostenibile ricerca, non a caso, un equilibrio tra alcuni fattori strettamente correlati:

  1. Fattore economico
  2. Fattore ambientale
    Fattore maggiormente a rischio: l’attuale relazione umani-ambiente è critica, antropocentrica e controproducente. A partire dalle prime rivoluzioni industriali dell’800 un sistematico utilizzo poco congeniale delle risorse naturali, intrinsecamente limitate, ha dato il via al vertiginoso aumento dell’impatto antropologico sulla natura. I lunghi tempi di rigenerazione delle risorse e scarsa capacità di assorbimento dell’inquinamento antropologico della natura alimentano questa terribile realtà, che si presenta anno dopo anno: l’Earth Overshoot Day (o Giornata del Debito Ecologico) è il giorno in cui l’umanità consuma le risorse naturali prodotte e rese disponibili dal pianeta per l’intero anno. Nel 2020 l’Earth Overshoot Day è caduto in agosto, diversi mesi prima del dovuto.  
  3. Fattore sociale
    Strettamente correlato a quello ambientale: ogni persona avrebbe diritto ad esperire una natura intatta ed accedere alle medesime risorse naturali. Tale diritto non è esclusivamente una questione di etica o di giustizia, ma di sopravvivenza e necessità: l’utilizzo improprio delle risorse naturali, infatti, da sempre si riflette negativamente sulla società, dando luogo a migrazioni e conflitti; la necessità, inoltre, spinge le società meno privilegiate ad ulteriori usi impropri delle risorse, alimentando, così, un circolo vizioso tra inquinamento ambientale e impatto sociale. 

Consapevolezza: cos’è e quando nasce la sostenibilità? 

1973. Domenica a piedi, Milano. Credits

A seguito di guerre e forti disordini politici nei territori arabi, negli anni ‘70 si verificarono una radicale diminuzione della disponibilità del petrolio, principale risorsa del tempo, e un suo consequenziale aumento di prezzo da 3 a 12 dollari per barile. Tale fenomeno causò le crisi energetiche memoriali del 1973 e del 1979 e per la prima volta risparmio energetico e rivalutazione delle risorse non-rinnovabili divennero parte del dibattito socio-politico. In quell’occasione si promossero le “domeniche a piedi”: l’uso di biciclette e carrozze a scapito delle auto private avrebbe ridotto il consumo di benzina.  

La prima forma vera e propria di sistematizzazione del movimento di sensibilizzazione alla sostenibilità, però, è rappresentata dal Rapporto Brundtland o “Our common future” (“il nostro futuro comune”). Pubblicato nel 1987 dalla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED), prende il nome dalla coordinatrice della WCED e Primo Ministro norvegese Gro Harlem Brundtland.

La commissione definì alcune linee guida alla sostenibilità che confluirono nei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGS), ad oggi riconosciuti dall’ONU. Siano essi legati al fattore ambientale, economico o sociale, sono obiettivi simbiotici, perfettamente in linea con la concezione di sostenibilità come equilibrio 

Rispetto e collaborazione: come essere (più) sostenibili nel 2021 

Il movimento di sensibilizzazione alla sostenibilità è caratterizzato da un presupposto fondamentale: essere perfetti non è necessario.

Essere sensibili alla sostenibilità, infatti, non significa portare ad ogni costo il proprio impatto sulla natura a zero, ma modificare consapevolmente la propria visione. Il segreto è cucirsi addosso anche solo alcune delle decine di abitudini sostenibili che nel 2021 sono, ormai, alla portata di tutti a seconda di ciò che si ritiene più adatto al proprio stile di vita.

Ecco una serie di soluzioni possibili:

  1. Fare la raccolta differenziata (e farla bene!)Sembrerà una banalità, ma quante volte siamo indecisi su dove riporre un rifiuto più insolito nella corretta categoria? Quante volte in preda alla fretta o alla pigrizia abbiamo gettato tutto nel non riciclabile? Spesso dimentichiamo che la raccolta differenziata è un’alleata straordinaria per la lotta contro l’inquinamento: consente di risparmiare energia e materie prime (la produzione di una tonnellata di carta riciclata, ad esempio, richiede in media 400.000 litri d’acqua, 5000 kWh e 15 alberi in meno di quella nuova) e di ridurre l’utilizzo di inceneritori e termovalorizzatori nelle discariche, pratiche altamente inquinanti.
  2. Passare ad articoli per l’igiene, la casa e la cucina zero-waste o plastic free
    Articoli d’uso quotidiano zero-waste e plastic free

    Ormai sono centinaia gli articoli d’uso quotidiano più sostenibili: prodotti per l’igiene e cosmetici solidi (dallo shampoo al detergente), dischetti struccanti riutilizzabili, spazzolini in bambù, posate, piatti e bicchieri, cannucce, contenitori… attenzione però! Prima bisogna sfruttare al meglio ciò che si possiede già, anche se in plastica: lo scopo è non accumulare questi materiali, non avere una perfetta casa plastic free

  3. Utilizzare bottiglie in vetro, borracce, caraffe filtranti…
    Ogni anno, in Europa, vengono consumate in media 46 miliardi di bottiglie di plastica
  4. Acquistare una coppetta mestruale (o intimo mestruale lavabile)
    Coppetta mestruale, economica ed ecologica

    In media si consumano dai 3mila e i 10mila assorbenti e tamponi, considerati erroneamente i prodotti più pratici ed economici per affrontare il periodo delle mestruazioni. Investire in un prodotto più ecologico permette non solo di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, ma di risparmiare denaro ed evitare infezioni, sindrome da shock tossico e allergie. 

  5. Alimentarsi in maniera più vegetale
    In termini di statistica, la produzione e distribuzione delle singoletipologie di legumi in media causa un impatto equivalente al 4% di quello generato dalle carni. In termini di praticità, però, è difficile separarsi dalle proprie abitudini alimentari: contrariamente a quanto si pensi, vegetarianesimo e veganesimo non sono stili di vita limitati e limitanti; è possibile, infatti, prenderne ispirazione, integrando nella propria alimentazione nuovi sapori. La chiave è sempre la medesima: essere consapevoli, trovare il proprio equilibrio, essere curiosi
  6. Fare acquisti second hand
    Mercatini dell’usato, negozi di seconda mano (anche online), applicazioni second hand friendly (come Vinted, Subito e Zalando)… e via con lo shopping!
  7. Partecipare alla #PlasticFreeJulyChallenge
    La sfida consiste nel ridurre o eliminare l’utilizzo della plastica per il mese di luglio, con la speranza che la sua assenza diventi una naturale abitudine quotidiana. Il movimento PFJ, inoltre, comprende una campagna di informazione e consapevolizzazione sulla plastica: tanto durevole quanto impossibile da biodegradare, la plastica si riduce gradualmente in particelle minuscole, che attirano naturalmente tossine e vengono ingerite negli animali di cui l’essere umano, a propria volta, si nutre.
  8. Tenere le orecchie aperte
    Il punto, forse, più importante di tutti. Informarsi, chiarire dubbi, seguire profili social di persone competenti che parlano di sostenibilità, sensibilizzare a propria volta amici, parenti e conoscenti… il vero senso della collaborazione

“Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso.”
– José Ortega y Gasset

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