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In questi giorni spesso si è sentito parlare di “politicamente corretto” anche ironizzando e facendo un cattivo uso di questa espressione. Tra ironia e “politicamente corretto” Direttore responsabile: Claudio Palazzi
“L’espressione correttezza politica (in inglese political correctness) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto formale, soprattutto nel rifuggire l’offesa verso determinate categorie di persone.”

Politically Correct nasce come movimento ideologico in America dove venivano spesso usate espressioni linguistiche discriminatorie ed offensive nei confronti di minoranze. Espressioni come “Niggers” o “Negros” vennero poi sostituite con “Afro-Americans”, così come in Italia invece del termine “Negro” si invita ad usare “nero” o “di colore”. E’ un movimento con uno scopo ben preciso: eliminare dei termini che, anche se sono entrati nel linguaggio comune, sono offensivi, e sostituirli con termini che meglio descrivono la condizione di un soggetto senza porlo in una posizione di difetto.

Quando però si parla di politicamente corretto vengono additate nuove etichette come: “moralista”, “buonista”; perdendo di vista l’obiettivo del movimento. Vi è quindi una doppia faccia della medaglia, una grazie alla quale si eliminano dei termini e luoghi comuni offensivi e l’altra per cui si tende a prestare più attenzione alla parola in sé piuttosto che al discorso generale e all’intenzione di quest’ultimo. Un discorso del genere è stato affrontato, con l’ironia tipica dei soggetti coinvolti, nel programma “Felicissima Sera” di Pio e Amedeo. E’ stato un discorso molto commentato e forse molto frainteso il loro, ma essenzialmente affermava che non bisogna confondere le parole con le intenzioni. Perché le parole in sé possono essere scorrette e possono offendere è vero, ma a cambiare le carte in tavola sono le intenzioni. Non è una gara a chi si accorge per primo di aver sentito dire da un personaggio pubblico un termine inappropriato, appunto “scorretto”, oppure a chi si rende conto che nella favola di Biancaneve c’è un bacio non consensuale o che il gioco degli scacchi è un gioco che incita al razzismo perché a muovere per primo è sempre il bianco. Ci son battaglie più importanti da intraprendere, battaglie per cui questo movimento nasce e ha senso di esistere. Tra ironia e “politicamente corretto”

Ora, ammesso e non concesso che con determinate parole non si scherza perché hanno l’offesa insita nella loro etimologia, è necessario distinguere contro chi combattere e con chi invece farsi una risata. Perché forse imitare il modo di parlare di una persona asiatica usando la pronuncia cinese con il classico stereotipo della “L” al posto della “R” da parte di una conduttrice come Michelle Hunziker che per prima ironizza sul suo accento nordico, non può essere una condanna. Si parla di persone, come la conduttrice di Striscia la Notizia, che si sono esposte per lottare a favore di quei diritti che anche nei paesi più occidentali e moderni, vengono ancora violati. Le scuse della conduttrice, se ha offeso qualcuno, sono dovute, ma forse non necessarie a priori se l’intento era quello di ironizzare su un luogo comune che non va ad offendere le origini del soggetto e non lo va a discriminare, ma solo a sottolineare una difficoltà di pronuncia che sicuramente anche noi avremmo nel parlare la loro lingua.

Infondo l’ironia nasce in questo modo, implica una critica, ma si differenzia nettamente dal sarcasmo che implica anche il disprezzo. Ma l’ironia bisogna saperla cogliere e in un mondo raccontato attraverso i social diventa sempre più difficile distinguere perché forse per pura ipocrisia è più facile giudicare. Tra ironia e “politicamente coretto”

Ci sono però battaglie che ancora non abbiamo vinto, e che non possono essere combattute solo tramite l’ironia, perché in questi casi c’è ben poco da ridere. Hanno a che fare con il discorso affrontato dal cantante Fedez durante il concerto del primo maggio. Quando l’offesa arriva addirittura ad essere una minaccia di morte nei confronti di una particolare fascia della popolazione con la sola “colpa” di amare una persona dello stesso sesso, non devono esserci sconti. Crediamo di vivere in un paese moderno, dove vige la libertà di parola e di pensiero, ma in alcuni contesti non è affatto così. Infatti il discorso di Fedez ha messo in luce come quel genere di offese che dovrebbero essere punite di fronte a tutta Italia vengono invece coperte mettendo sotto la gogna pubblica altre parole che invece vengono usate magari maldestramente, ma con intenzioni del tutto che cattive.

Il fatto è che per saper cogliere e saper usare l’ironia, bisogna avere l’intelligenza; per offendere e deridere basta non averla, oppure scegliere di non usarla. La differenza non è poca e credo che ognuno di noi la sappia cogliere, anche se spesso è più comodo ignorare. Tra ironia e “politicamente corretto”

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