In questi giorni, alle prese con il susseguirsi di eventi atmosferici, mentre la neve sembra non dar tregua, provocandone una follia collettiva, è tornato alla ribalta l’ex sottosegretario di Berlusconi e la sua idea strutturale e funzionale di protezione civile.
Interessante è stato un articolo comparso nei giorni scorsi , sulle colonne del quotidiano il Manifesto”.
L’istituto della protezione civile, sancito con legge, è chiara nell’affermare il ruolo del dipartimento è la previsione e prevenzione della calamità ed il coordinamento dei soccorsi. Traducendo in maniera più semplice, prepararsi in tempo di pace a ciò che può accadere in tempo di guerra.
Nel era Bertolaso, anziché redigere piani, dividersi i compiti per affrontarli, controllare che il sistema tutto sia al suo posto, si è assistiti invece, ad una idea di protezione civile che si occupasse di grandi eventi, con spese spesso illimitate ed con ordinanze in deroga alle leggi.
Emblematiche sono state le ordinanze dove veniva concesso dalla protezione civile, la costruzione di parcheggi e autostrade ( emergenza traffico), nonché alberghi di lusso ( g8 della Maddalena ), piscine ( come ai mondiali di nuoto di Roma ), per non parlare di inceneritori e discariche, o quartieri come ( l’Aquila ). tutto ciò ha prodotto un conto elevatissimo, spesi in deroga al codice degli appalti, ai piani regolatori , alle norme ambientali. A tutto ciò  si è aggiunto a volte anche, il vincolo della segretezze nel compiere tali spese e gestioni.
In risposta a ciò nel dicembre 2010, fu imposta per legge, il controllo del ministero dell’economia e della corte dei conti sulle ordinanze della protezione civile. Tutto ciò, costringendo governatori e sindaci, a pagare da sé l’emergenza, aumentando accise e aliquote ( la cosiddetta tassa sulle emergenze) non preoccupandosi il governo di tagliare i grandi eventi.
I virtù di questi poteri, non al caso Gianni Letta, propose di nominarlo santo.
Prevenire e coordinare i soccorsi, questi in linea generale i compiti della protezione civile. Per farlo, servono risorse, le stesse che sono state tagliate del 35%  nel 2011.
con la caduta della neve e con il nuovo da poco insediato esecutivo, si è pensato per evitare come successo nelle giornate di venerdi 3 e sabato 4 febbraio 2012 , dove intere aree territoriali furono lasciate in balia della neve, senza né un piano di prevenzione e di sicurezza, di tornare indietro, affidando poteri speciali alla protezione civile.
Dinanzi a tutto ciò è evidente che se si vuole evitare che i terremoti, le frane, gli alluvioni, cosi come la neve- facciano ancora danni, non servono poteri speciali.
Non si può continuare a non accorgersi, nonostante la triste spettacolarizzazione, che spargere il sale è meglio che adoperare gli spazzaneve, che mettere in sicurezza le case costa meno che ricostruirle, che rimboschire una montagna è meno oneroso che rimuovere i l fango e di detriti di una frana. Questo per ritornare ai compiti che dovrebbero vedere impegnata la protezione civile.

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