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Enrico Letta, divenuto segretario del PD il 14 Marzo del 2021, in un primo intervento ha riaperto un dibattito che la politica italiana conosce molto bene: lo IUS SOLI. Dibattito che vede diversi schieramenti con delle posizioni fortemente contrariate della Lega e di Fratelli d’Italia, e delle posizioni di sinistra più aperte al dialogo. Veniamo al dunque. Tra timori e contraddizioni dello “Ius soli” Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Lo ius soli, dal latino “diritto del suolo”, è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Questo, si contrappone allo Ius sanguinis che prevede la trasmissione della cittadinanza del genitore alla prole senza alcun legame con il territorio in cui nasce il discendente. In Italia, la cittadinanza si acquisisce per Ius Sanguinis e lo Ius soli è applicato solo in via residuale: quando il bambino che nasce sul territorio italiano è figlio di genitori ignoti o apolidi oppure quando è impossibile traferirgli la cittadinanza del paese di origine dei genitori.

Ci sono però alcuni stati nel mondo che applicano automaticamente e senza condizioni lo IUS Soli, tra questi gli Stati uniti, ma anche la Francia dove secondo la legge “Guigou” al compimento della maggiore età chi è nato in territorio francese da genitori stranieri, diviene automaticamente cittadino francese purchè i genitori, al momento della sua nascita, predisponevano del permesso di soggiorno. Condizioni simili si applicano anche in Germania e in Regno Unito. L’Italia però fatica ad accettare questo istituto anche solo a livello sociale.

Tutto ciò rientra nei temi dell’immigrazione clandestina e della serie di diritti di cui si può godere attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Infatti il termine “cittadinanza” indica il rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status, denominato civitatis, al quale l’ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici. In quanto cittadino italiano si diventa elettori e possibili eletti, si può votare e si può essere votati. Questa è una delle ragioni che spinge l’opinione pubblica a non voler dare la cittadinanza a “chiunque”, come se lo “straniero” potesse poi decidere le leggi ed il governo che le emana senza farle ricadere anche su se stesso. Soprattutto chi nasce in Italia, vive la cultura italiana, impara a leggere e scrivere nelle scuole italiane, perché non dovrebbe essere titolare dei diritti presenti nel Paese in cui si è formato? C’è chi ritiene che ci debba essere una stabilità sul territorio italiano per l’acquisizione della cittadinanza, chi ritiene invece sia idoneo applicare il c.d. “Ius Scholae” che è una forma di ottenimento della cittadinanza basata sul compimento di un ciclo di studi e altri requisiti. tra timori e contraddizioni dello ius soli

Fatto sta che nel 2021, come un ciclo che si ripete ogni tot di tempo, si torna a parlare di queste tematiche sociali e culturali, che però diventano politiche e di propaganda; una bandiera da sventolare senza alcun vento di cambiamento. Perché se ci si accorge di fare passi avanti su alcune questioni, quando si parla di immigrati, fasce della popolazione e della politica danno adito a parole poco pesate e talvolta troppo severe. Una Nazione come l’Italia non dovrebbe temere di essere arricchita da culture diverse senza mai perdere quell’identità forte che ci contraddistingue. Molte sono le persone in Italia in attesa di ricevere la cittadinanza che sia per Ius Soli o in seguito ad altre procedure, Viktoria è tra queste ed io ho avuto il piacere di intervistarla.

G- Ciao, puoi dirci come ti chiami, quanti anni hai e qual è il Paese di provenienza dei tuoi genitori?
V- “Sono Viktoria, ho 21 anni e ho entrambi i miei genitori di nazionalità Ucraina.”

G- Dove hai svolto gli studi? E quali scuole hai frequentato?
V- “Ho studiato in Ucraina fino alla seconda elementare compresa, in terza elementare mi sono trasferita in Italia e dopo appena 4 giorni dal mio arrivo sono andata in una scuola italiana. Nonostante ciò ho proseguito gli studi senza dover retrocedere con gli anni anche se non conoscevo nessuna parola di italiano. Alle medie ho frequentato una classe musicale, per poi proseguire con il liceo classico e infine ho scelto per il mio percorso universitario la facoltà di Scienze Politiche.”

G- Cosa ti spinge a voler diventare cittadino italiano a tutti gli effetti? Ti senti già, anche se non formalmente, cittadino?
V- “Richiedo la cittadinanza per diversi motivi ma uno è più importante: Ormai la cultura ucraina non mi appartiene più, il loro modo di vivere non è più mio. Quando tutti mi chiedono se volessi tornare in Ucraina io rispondo che ci tornerei solo per una vacanza, ma mai per viverci. Inoltre, anche se dispongo di un permesso di soggiorno illimitato, se non ho la cittadinanza non posso votare, non posso partecipare ai concorsi e la mia vita qui non sarebbe completa a tutti gli effetti. Dopo 16 anni in Italia non mi sento più di dire che sono ucraina, mentalità e abitudini sono italiane. Anche nel cuore io mi sento italiana, ovviamente una piccola parte di me rimane legata al mio paese di origine per via della presenza dei miei parenti.”

G- Ad oggi, quanto credi sia vicino il tuo ottenimento della cittadinanza? Da quanto tempo hai aperto le pratiche per ottenerla?
V- “Sono ormai 3 anni che raccolgo documenti per le varie pratiche. Infatti tra tutti i requisiti necessari, servono 3 anni di contribuiti versati regolarmente da mia madre.”

G- Da persona quale sei con genitori stranieri, cosa ne pensi dello Ius soli, ovvero della possibilità di ottenere automaticamente la cittadinanza a chiunque nasca sul territorio italiano?
V- “Penso sia una cosa giusta rendere più facile l’ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia. Chi ha genitori stranieri come me ma si sente del tutto italiano non merita un trattamento diverso. Molte persone che conosco che magari anch’esse hanno genitori stranieri, alla domanda “Di dove sei?” rispondono dicendo che sono italiani.”

Enrico Letta con le sue parole ha quindi riaperto una ferita che separa varie opinioni e punti di vista. L’importanza sta nel capire fin dove il problema sia davvero il dare o meno la cittadinanza a quella categoria di persone oppure accettare che forse questa tematica porta allo scoperto delle ombre che non siamo disposti ad illuminare.

tra timori e contraddizioni dello ius soli

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