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Nessuno nel 2019 avrebbe mai pensato di pronunciare una parola così strana come SARS-COVID19, nessuno avrebbe mai pensato che una “banale” influenza in realtà avrebbe scatenato una pandemia, nessun adolescente avrebbe mai pensato di vivere chiuso in casa per mesi, di vedere i propri compagni di classe, amici e famigliari tramite una videochiamata con cellulare, pc o iPad, nessuno avrebbe mai pensato di dover dire “addio” ai propri cari virtualmente (per i più fortunati) senza alcun tipo di contatto fisico, senza l’ultimo abbraccio e l’ultimo “ti voglio bene”. Questi sono solo alcuni degli effetti causati dal Covid e tra di essi, ovviamente, anche il settore economico non avrebbe non potuto risentirne. CHI è MARIO? Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Al giorno d’oggi, grazie ai più moderni mezzi di comunicazione, abbiamo la possibilità di avere notizie in tempo reale ed è proprio grazie ad esse che abbiamo potuto conoscere la situazione economica che molte famiglie sono state costrette a vivere a causa del virus. Situazioni economiche meno o più devastanti ma di certo tutte hanno le carte in regola per far parlare di loro.

Per molti italiani il Covid, economicamente parlando, è stata solo la “ciliegina sulla torta” poiché molti di loro ancora risentono della grave crisi scoppiata nel 2008 e la pandemia non ha fatto altro che peggiorare la situazione.

Molte sarebbero le storie da raccontare: ristoratori, proprietari di centri sportivi, teatri, cinema e commercianti.  Proprio per questo ho deciso di raccontare la storia di un signore, che per motivi di privacy, chiameremo Mario Rossi. Ma…

CHI è MARIO?

Mario è uno splendido commerciante, che da anni è proprietario della sua “botteguccia” situata in un bel quartiere di Roma, Piazza Bologna.

Mario svolge la sua professione dal 1989, ereditandola dal padre che già precedentemente si era cimentato nella professione di commerciante. È un negozio di modeste dimensioni ma ciò che fa la differenza è proprio Mario: persona educata, socievole e competente nel suo lavoro. Mario mi ha raccontato come sia cambiato il commercio nel corso degli anni: “prima nun c’era tutta sta tecnologia” dice Mario e aggiunge: “ prima se preferiva er contatto, entrà e sta le ore dentro ar negozio, ce piaceva da parla, mo’ nun c’è più umanità”. Queste sono state alcune delle frasi  ripetute più volte dal commerciante, evidenziando anche come la pandemia non abbia fatto altro che favorire il commercio online, facendo rimanere i negozi dei vari quartieri della capitale completamente vuoti per ore, facendo così inevitabilmente calare le vendite di una media del 25% rispetto al guadagno totale dell’anno precedente. Il signor Rossi ha più e più volte mostrato di essere preoccupato per tutti quei suoi colleghi che “hanno da pagà l’affitto. E come fanno ‘sti poracci! Co l’aiuti da fame che da lo Stato poi!”. Appare ovvio come i sussidi che lo Stato italiano ha fornito, soprattutto durante il secondo governo Conte, siano stati insufficienti per colmare le gravi perdite, non solo del signor Mario, ma di milioni di commercianti, ristoratori, albergatori e “chi più ne ha più ne metta signori!” perché le categorie colpite sono state moltissime e non tutte sono riuscite a vedere sul proprio conto corrente un bonifico da parte dello Stato Italiano.

Il signor Mario, come molti italiani, si è dimostrato critico verso il governo e alla mia semplice domanda: “ cosa pensa della nostra classe dirigente?” la sua risposta è stata: “So n’a manica de incompetenti. Promettono tutti e poi nun fanno, fanno le promesse solo pe prende i voti e arrivà al potere, nessuno escluso eh destra, sinistra, centro nun se salva nessuno. Non ce stanno più i politici di una volta!”. Avrei voluto approfondire ancora un poco il discorso, ma con tutta la mascherina sentivo il respiro del signor Rossi aumentare, visto il delicato discorso, percependo così uno stato d’animo di rabbia, agitazione e delusione…così ho deciso di fargli un’ultima domanda, per poi lasciarlo lavorare in santa pace, ho chiesto al signor Mario: “ Cosa pensa che succederà nei prossimi mesi?” Mario con il suo accento romano mi ha risposto: “Eh che penso bella mia! Che se qua nun se damo n’a mossa co sti vaccini a vedo dura ripartì, sì che la gente s’è stufata de sta a casa ma c’ha pure paura der virus eh! Qua ce devono da certezze e sicurezze so pagati pe sta la e pe fa er lavoro loro!”. Ricevendo questa risposta da Mario sono rimasta letteralmente “senza parole”…

CONSLUSIONI

Parlando con più commercianti del quartiere sono emerse molte preoccupazioni, tra di esse: la paura di non arrivare a fine mese; la paura di non riuscire a pagare la retta dell’università ai propri figli; la paura di dover scrivere sulla propria saracinesca “vendesi attività”. Queste sono solo alcune delle migliaia di preoccupazioni che ho riscontrato conversando con loro. Le loro paure sono tante, ma nonostante ciò ognuno di loro si alza la mattina di buon ora e, dopo un bel caffè, ci si mette la mascherina e si apre bottega, con la speranza che sia una buona e redditizia giornata per far fronte a tutte le spese che quotidianamente ci sono partendo dalle bollette fino ad arrivare all’affitto.

Io credo che l’esperienza del signor Mario per quanto possa essere drammatica in questo momento, sia anche una delle meno drammatiche perché ci sono migliaia di italiani che riversano in condizioni economiche ancora più critiche. Io sono dell’idea che determinate situazioni non si possano spiegare e giudicare se non le si hanno vissute personalmente sulla propria pelle, per cui prima di criticare tutti quei ristoratori, agenzie di viaggi, teatri, centri sportivi e commercianti che vanno sotto a Montecitorio a protestare contro il governo, a far sentire la loro voce, cerchiamo di pensare a ciò che stanno attraversando. Prima di giudicare cerchiamo di aiutare.

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