Cuba ha vissuto la pandemia in maniera diversa rispetto alla maggior parte dei paesi del mondo. I dati mostrano come l’aumento preoccupante dei contagi nell’isola si sia verificato solo durante l’estate scorsa. Il picco raggiunto però è stato assai grave, e ha messo l’isola di fronte ad un ostacolo molto grande.

Cuba vive una situazione economica e politica peculiare che si protrae ormai da diversi decenni: l’isola infatti è sottoposta ad un governo comunista dal 1959, ed è inoltre soggetta ad uno strettissimo embargo da parte degli USA.

Le restrizioni internazionali non hanno aiutato Cuba a fronteggiare la pandemia, anzi sicuramente sono state un elemento che ha creato maggiore difficoltà. Lo stato caraibico è riuscito comunque a trovare un modo per superare la crisi. La soluzione ovviamente è stata la vaccinazione della popolazione. Cuba però, a differenza dell’enorme maggioranza delle nazioni, e forse anche contrariamente da quello che ci si potrebbe aspettare da un paese così piccolo, ha somministrato alla popolazione un vaccino prodotto nella stessa isola.

I risultati di questa vera e propria scommessa su sé stessi oggi sono visibili, ma la battaglia contro il covid a Cuba ovviamente non è ancora finita. Oltre alla malattia, L’Avana sta cercando di fronteggiare una gravissima crisi economica, che ha generato proteste che non sono state calmate nemmeno dalla contagiosità del virus. Questa crisi è stata in grado di mettere sotto pressione anche il sistema sanitario cubano, dato che ha creato scarsità di vari beni importantissimi, tra cui i medicinali.

In una situazione così difficile, proviamo ad osservare quale ruolo hanno avuto i vaccini cubani, e come la loro apparente efficacia potrebbe in un futuro influenzare anche la lotta alla pandemia nel resto del mondo.

L’embargo a Cuba: storia di una guerra lunga 60 anni

L’embargo contro Cuba è iniziato negli anni ‘60. Prima di questo evento le economie d Washington e L’Avana erano molto legate tra loro. L’isola era in una situazione di particolare dipendenza dai commerci con gli Stati Uniti, dato che due terzi delle merci esportate ogni anno da Cuba erano dirette proprio verso gli USA.

Con la rivoluzione comunista avvenuta nell’isola, le relazioni tra i due paesi peggiorarono rapidamente. Già il presidente Eisenhower aveva imposto restrizioni al commercio con L’Avana, ma da questi primi atti erano esclusi beni molto importanti, quali cibo e medicine. Con l’amministrazione Kennedy venne decretato l’embargo totale. Dal 3 febbraio 1962 il commercio con Cuba è severamente punito, e da allora i rapporti economici tra i due paesi non sono più ripresi.

L’embargo statunitense contro Cuba coinvolge in modo indiretto anche gli alleati di Washington, le cui imprese si trovano de facto nella posizione di non poter commerciare con l’isola se vogliono mantenere buoni rapporti commerciali con Washington.

La pesantezza dell’atto ha ovviamente impedito lo sviluppo dell’economia dell’isola. Grazie alle sue alleanze Cuba è riuscita a sopravvivere durante la Guerra Fredda, e con il crollo dell’Unione Sovietica la situazione non è migliorata. Se prima infatti Cuba poteva puntare sul sostegno del blocco orientale, oggi conta pochi partner con cui stringere relazioni, i cui principali sono Russia, Cina, Iran e Venezuela.

Il governo di Cuba è riuscito però a resistere a questa enorme pressione puntando sulla produzione interna del necessario. Non è questa la prima volta della storia di Cuba in cui la mancanza di medicinali viene sopperita dalla produzione in loco.

In virtù della crisi sanitaria, unitamente alla crisi economica gravissima che il paese vive per l’assenza di turismo dall’estero, il paese sta combattendo ancora oggi, per via dell’embargo, una vera e propria lotta di sopravvivenza. Non a caso il 23 giugno 2021 all’ONU è stata approvata per il ventinovesimo anno consecutivo una risoluzione che condanna l’embargo statunitense, chiedendone la cessazione. Questo atto è stato votato favorevolmente dalla stragrande maggioranza dei paesi del mondo, con gli unici voti contrari di Stati Uniti ed Israele, e con pochissime astensioni.

Per fronteggiare questa drammatica situazione Cuba ha prodotto i suoi vaccini anti-covid, i cui risultati sembrano essere promettenti. I dati però non sono ancora stati confermati da fonti esterne al governo cubano, ma ciò che mostrano i fatti lascia ben sperare.

I vaccini di Cuba e i loro risultati

I vaccini cubani che si sono rivelati particolarmente efficaci si chiamano Abdala e Soberana-02. Questi sono stati somministrati da maggio 2021, quando ancora non avevano l’approvazione delle autorità regolatrici cubane, per contrastare la crescente crisi sanitaria del paese.

L’incredibile ripresa che si è verificata nell’isola dopo il picco vertiginoso di casi nell’agosto dello scorso anno è stato un dato promettente e confortante riguardo l’efficacia di questi vaccini rimasti al margine della scena mondiale per via della stessa posizione ricoperta dal paese che li ha prodotti. Nessuno dei vaccini fabbricati da Cuba ha infatti ricevuto ancora l’approvazione dell’OMS, sebbene siano sempre più usati soprattutto per fronteggiare situazioni di emergenza.

Cuba oggi ha vaccinato oltre l’87% della sua popolazione. Vanta anche un elevato tasso di terze dosi somministrate. Questi numeri sono sorprendenti se consideriamo che la campagna vaccinale è iniziata tardissimo rispetto ad altri paesi nell’America centro-meridionale (così come nel resto del mondo).

Oggi i casi nell’isola restano relativamente bassi, malgrado la diffusione della variante omicron potrebbe mettere di nuovo sotto stress l’isola, che per ora non sembra comunque registrare un alto numero di contagi.

I buoni risultati di Abdala e Soberana stanno convincendo alcuni paesi ad acquistare da Cuba dosi di vaccino. Chiaramente l’isolamento commerciale dell’isola non lascia molte porte aperte per l’esportazione di questi prodotti, ma alcune nazioni stanno già utilizzando i vaccini dell’Avana per immunizzare la propria popolazione. Tra questi abbiamo il Nicaragua, il Venezuela e il Paraguay. A mostrare interesse per questi vaccini sono stati anche il Messico e il Brasile.

Il prodotto farmaceutico cubano non rimane solo nelle Americhe. Anche in Asia, infatti, si comincia a mostrare interesse. Il Vietnam ha ricevuto delle dosi di Abdala, e l’Iran condurrà test sui vaccini cubani per poi eventualmente utilizzarli.

Cuba e vaccini: legami tra politica internazionale e pandemia

Per Cuba il covid rappresenta l’ennesima sfida alla sopravvivenza del suo sistema. Lo scontro ideologico con gli Stati Uniti e l’embargo che ne è scaturito (e che non accenna ad essere allentato) rendono momenti come questi molto difficili da affrontare per il governo cubano. D’altronde la popolazione paga prezzi altissimi per crisi di questo tipo.

La crisi economica che il paese vive ha portato durante il luglio dello scorso anno a proteste come non se ne tenevano da decenni nell’isola. Queste sollevazioni oggi hanno procurato centinaia di condanne, in un sistema molto repressivo in cui manifestazioni non autorizzate sono severamente proibite.

I vaccini hanno significato un passo importantissimo per Cuba. La morsa dell’embargo aveva fatto sì che all’inizio dell’aumento dei contagi, quando la campagna vaccinale era ancora nei suoi primi passi, non vi fossero medicine, antibiotici o antidolorifici che potessero aiutare a combattere il virus. Le poche risorse medicinali che c’erano erano reperibili solo a costi esorbitanti.

Secondo Gregory Biniowsky, avvocato a L’Avana intervistato dal Guardian, Cuba ha vinto una scommessa iniziata alla fine della Guerra Fredda, quando Castro decise di investire un miliardo di dollari nell’industria biotecnologica dopo la caduta dell’URSS.

Scelte di questo tipo sono state fatte altre volte nella storia cubana, e non sempre si sono rivelate efficaci; questa volta, tuttavia, Cuba sembra aver avuto successo.

Secondo l’Agenzia ICE, Cuba tenterà questo marzo di avviare le pratiche per ottenere l’approvazione dell’OMS del suo vaccino Abdala. In questo caso il covid potrebbe essere un elemento in grado di aiutare Cuba ad affacciarsi più direttamente sul panorama internazionale.

Il contributo dell’isola alla lotta alla pandemia è stato concreto sin dai primissimi giorni, quando i medici cubani hanno aiutato molti paesi (Italia compresa) ad alleggerire la pressione sui sistemi sanitari. I vaccini potrebbero rinforzare questo suo ruolo.

Con l’approvazione dell’OMS, i vaccini cubani sarebbero in grado supportare la lotta alla pandemia dei paesi più poveri e isolati. La loro diffusione però potrebbe comunque essere ostacolata dall’embargo statunitense, a meno che la lotta alla pandemia non diventi per Washington un motivo per lasciar andare questo strumento che da tanti anni opprime la popolazione di Cuba.

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