Willy un’icona di amicizia e di solidarietà

Tra sabato 5 e domenica 6 settembre a Colleferro si è consumata un’aggressione ai danni di un giovane 21enne, Willy Monteiro Duarte, un aspirante cuoco che lavorava da due anni presso l’Hotel degli Amici di Artena a pochi kilometri dalla città dove al culmine della lite ha perso la vita per un gesto di pace e di amicizia: aver difeso un amico che si trovava implicato in una rissa. È una vicenda che ha scosso l’intero Paese in un periodo già critico a causa dell’emergenza Covid, ha riacceso i riflettori su un problema che accomuna sia le grandi che le piccole città ossia la violenza tra i giovani molto spesso abbandonati a se stessi, a dover affrontare la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, l’assenza dell’autorità che li porta a cercare giustizia da soli e a prendere da esempio modelli sbagliati spesso provenienti da contesti malavitosi.

Media4tech di Claudio Palazzi

Ciò che emerge ripercorrendo i momenti dell’aggressione è che sia Willy che gli aggressori sono stati spinti da un’unica motivazione ad agire: la consapevolezza che nessuno interverrà per porre fine alla rissa.

I momenti dell’aggressione

La sera del 5 settembre Federico Zurma, l’amico difeso da Willy, si trovava nella pizzeria “Due di picche” di Colleferro quando Francesco Belleggia, uno degli aggressori, ha iniziato a fare dei commenti su un’amica dello Zurma e a mandarle dei like sui social, di lì già erano iniziati i primi sguardi di sfida tra Zurma insieme ai suoi amici di Colleferro ed il gruppo di Artena di Belleggia. Usciti dal locale, una volta che aveva ormai già chiuso, verso le 2.30 del 6 settembre è iniziata la rissa tra il gruppo di Belleggia e quello di Zurma. Francesco Belleggia ha chiamato dalla sua parte anche Mario Pincarelli per evitare di restare in minoranza, Belleggia ha aggredito Zurma con un pugno facendolo cadere dalle scale del locale. Verso le ore 3.00 Willy e alcuni suoi amici di Paliano sono arrivati a Colleferro per trascorrere una serata insieme.

Parcheggiando la macchina vicino il giardino dove si era spostata la rissa Willy ha visto la scena del suo compagno di liceo Federico che veniva aggredito dalla banda di Artena (come sarà chiamato poi il gruppo di Belleggia) e ha deciso di frapporsi tra Belleggia e Zurma per sedare la rissa. Nello stesso momento sono arrivati a tutta velocità con un suv i due fratelli Bianchi esperti in MMA chiamati sempre da Belleggia per fornire supporto all’aggressore. Belleggia, Mario Pincarelli, Gabriele e Marco Bianchi hanno iniziato a prendere a calci e pugni Willy, addirittura facendolo sobbalzare da terra sferrandogli poi un colpo finale alla testa. Nel mentre, Zurma incitato da un suo amico, vedendo come era degenerata la situazione ha deciso di andarsene. Willy ha cercato di rialzarsi senza riuscirvi ed è rimasto a terra ormai senza vita.

La vicenda di Willy fa da eco a tanti altri episodi

Willy Monteiro Duarte, ormai conosciuto da tutti come Willy, ha perso la vita solo per aver difeso Federico Zurma, un amico in difficoltà. È stato aggredito senza pietà da quattro ragazzi che giravano indifferenti dopo l’aggressione, gli stessi che già precedentemente avevano commesso episodi simili. La morte di Willy ha aperto numerosi interrogativi, al di là del fatto che questi ragazzi noti per risse, spaccio di stupefacenti e aggressioni a pubblico ufficiale non siano stati fermati per tempo, ci si chiede come per altre vicende perché nelle periferie, fuori dai locali, nei piccoli sobborghi italiani, la comunità si stia abituando a una realtà parossistica in cui gli aggressori, la cui giovane età spaventa sempre più, si ergono a giustizieri dei propri futili interessi con lo scopo di trarre rispetto da coloro che non rispondono ai loro piaceri.

Il caso di Willy riecheggia numerosi altri avvenimenti che si sono sviluppati nella capitale, basti pensare alla sparatoria in cui è rimasto ferito da un ventenne Manuel Bortuzzo, una promessa del nuoto vittima di uno scambio di persona al quartiere Axa di Roma oppure al ragazzo che nel 2017, dopo una lite fuori da una discoteca all’Eur per un apprezzamento su una ragazza, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi poco più che maggiorenni tra cui dei minorenni, questo ragazzo è poi scappato ed stato ritrovato a terra vicino la nuvola di Fuksas, finito in coma per un motivo banale. Willy purtroppo non si è salvato, come sosteneva Max Weber: laddove il numero o la forza di coloro che si oppongono alle regole del potere dato (delle istituzioni) sopravanzano coloro che sostengono la legittimità del potere, emergono conflitti da cui potrà scaturire un nuovo potere che è mera imposizione ossia sopraffazione, espressione di una situazione di potenza che costringe l’altro a subire la propria volontà seppur questo vi si oppone.

Willy si era opposto di fronte uno scontro più grande di lui: cercare di riportare la pace laddove c’era solo la violenza della banda di Artena, che da tempo si era affermata nella zona, ostentata nelle foto dei Bianchi sui social con il volto fiero, i tatuaggi in bella mostra e la passione per l’MMA di cui si servivano come arma.

Un momento di raccoglimento per Willy

Il 12 settembre nel comune di Paliano (FR) dove viveva Willy, si è tenuto il funerale del ragazzo in forma pubblica con la partecipazione di numerosissime persone vestite con una maglia bianca in segno dell’innocenza di Willy, tra di esse vi erano anche il premier Conte e il governatore della Regione Lazio Zingaretti. Per rispondere all’assenza di normatize che provoca numerose vittime, in un periodo come questo dove ci sono altre regole da rispettare, ignorate secondo gran parte dell’opinione pubblica dalla generazione Covid (come sono stati definiti i Millenials durante l’estate), riemerge la necessità dell’educazione dei giovani verso l’importanza della vita ora più che mai. Come ha detto il Presidente Mattarella ricordando Willy: “Il suo volto sorridente resterà come un’icona di amicizia e di solidarietà, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell’intera nostra comunità.”

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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