Donald Trump e Kim Jong-un: un incontro storico

Pochi giorni fa il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, si sono incontrati sull’isola di Sentosa, a Singapore. Martedì 12 giugno, alle 9 ora locale (in Italia erano le 3 di notte).
Questo è stato definito da tutti come un summit storico: non era mai successo che un presidente statunitense in carica incontrasse un dittatore nordcoreano, stringendogli addirittura la mano.
In conferenza stampa, Trump ha detto di fidarsi di Kim: un fatto particolarmente eclatante se si tiene conto dei decenni di esplicite minacce armate, diffidenze reciproche e ostilità tra Corea del Nord e Stati Uniti.

EXCURSUS STORICO

Fondamentale sottolineare come i rapporti tra queste due nazioni, apparentemente molto simili ma comunque molto diverse tra loro, siano sempre stati molto tesi, soprattutto dopo il crollo del regime nipponico come conseguenza della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. La Corea era divisa in due parti: il territorio settentrionale era sotto l’influenza sovietica, mentre quello meridionale sotto l’influenza statunitense.
Questa situazione di stallo venne superata nel 1947, dopo che la Corea venne divisa in due stati diversi: al Nord fu fondata la Repubblica Democratica di Corea, guidata da Kim II Sung, mentre al Sud venne fondata la Repubblica di Corea, guidata da Syngman Rhee. A seguito del ritiro sia delle truppe sovietiche sia di quelle americane, in entrambe le Coree prevalse il desiderio di riunificazione ed espansione, ma prese l’iniziativa la Corea del Nord, ben armata e addestrata, al contrario della Corea del Sud, in quegli anni economicamente più arretrata e militarmente più antiquata.
Dopo un’iniziale invasione e conquista della maggior parte del territorio del Sud, grazie all’intervento degli Stati Uniti e alle decisive decisioni dell’ONU, i territori originari ante-guerra furono ristabiliti dopo l’armistizio di Panmunjeom del 1953, così come il confine tra i due stati stanziato al 38° parallelo.
Nel 2009 la Corea del Nord si è ritirata dall’armistizio, a seguito di rinnovate tensioni tra i due paesi.

OGGI

Kim Jong-Un è il terzogenito di Kim Jong-il, guida del paese fino al 2011. E’ succeduto al padre, nella carica di guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea.
La forte personalità del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, con le sue continue dichiarazioni di guerra, non aiuta assolutamente il superamento di questo clima di instabilità.
Ancora oggi gli Stati Uniti mantengono circa 50 000 soldati e numerosi mezzi militari in Corea del Sud.
Kim Jong-Un viene considerato da tutti come un dittatore inadeguato, senza alcun ritegno, violento, paragonabile ai più sanguinari dittatori passati della Corea del Nord.
Lo stato nordcoreano, isolato dal resto del mondo per via di precisi dettami del regime, non vive una situazione economica positiva: la tassazione è altissima, il culto religioso abolito, la popolazione viene schiavizzata dallo stesso dittatore e viene spedita in altri stati a lavorare per pochi spiccioli. La maggior parte del denaro viene incassato da Kim Jong-Un per rafforzare la propria immagine e di un comunismo ormai inesistente. Questo denaro viene investito anche nella creazione e nel rafforzamento di armamenti nucleari, usati per mostrare la potenza dello stato alla popolazione, ma, soprattutto, per spaventare e minacciare le nazioni nemiche.

I DISSIDI TRA USA E COREA DEL NORD

Le ostilità di Trump nei confronti della Corea del Nord risalgono già al 2014, da prima della sua elezione.
Nel 2017, una volta arrivato alla Casa Bianca, avverte via twitter:” La Corea del Nord ha appena reso noto che è nei passaggi finali del programma di sviluppo di armi nucleari in grado di raggiungere parti degli Stati Uniti. Non succederà”. Successivamente, ad agosto, Trump invia un messaggio netto a Kim:” “Se la Corea del Nord continuerà con l’escalation della minaccia nucleare la risposta americana sarà fuoco e furia, come il mondo non ha mai visto”. Nonostante gli avvertimenti, Trump non si ferma qui, arrivando ad offendere personalmente il dittatore nordcoreano. Soprannomina il dittatore come “Rocket men”, l’uomo razzo, impegnato per una missione suicida per sé e per il suo regime.
Per tutto il 2017 continuano ininterrottamente le offese tra i due, fino ad arrivare all’inizio del 2018: Kim Jong-Un, durante un discorso alla nazione, dichiara: “Non è una semplice minaccia ma è una realtà: ho un bottone nucleare sul tavolo nel mio studio. Tutto il territorio degli Stati Uniti è alla portata di un nostro attacco nucleare.”.
Questa dichiarazione aumenta l’ostilità da parte del presidente statunitense, che, a sua volta, replica: “Il leader nordcoreano Kim Jong-Un ha appena detto che il bottone nucleare è sempre sulla sua scrivania. Forse qualcuno di questo regime affamato e impoverito vorrà informarlo che anche io ho un bottone nucleare, che è molto più grande e potente del suo, e il mio bottone funziona.“.
Nonostante queste avversioni, arriva l’apertura di Trump nei confronti del dittatore nordcoreano, ribandendo a un dialogo tra i due, ma solo alle giuste condizioni.
Il 10 maggio vengono ufficializzate sede e data dell’incontro. Trump dà l’annuncio con un tweet: “Il tanto atteso meeting tra Kim Jong-un e me avrà luogo a Singapore il 12 giugno. Cercheremo entrambi di trasformarlo in un momento molto speciale per la pace nel mondo”. Due giorni dopo, la Corea del Nord annuncia l’imminente smantellamento del sito nucleare di Punggye-ri.
Nonostante questo, Trump decide di annullare l’evento, ma, dopo qualche giorno, torna di nuovo in calendario.

IL SUMMIT

Trump e Kim, durante questo storico summit, hanno discusso in due incontri separati: il primo si è tenuto poco dopo la stretta di mano, durato circa 40 minuti, ma nessuno sa cosa si siano detti di preciso; il secondo, invece, è stato seguito anche dai consiglieri politici statunitensi e nordcoreani.
Alla fine dei due incontri, i due leader hanno partecipato a una cerimonia, firmando un documento congiunto. Con questo documento i due si impegnano a lavorare in direzione della denuclearizzazione dell’intera penisola coreana, con espressioni, però, poco concrete, e citano l’impegno di costruire un clima di pace, stabilendo nuove relazioni diplomatiche.
C’è da fare, però, una considerazione: l’espressione “denuclearizzazione” vuol dire diverse cose a Washington e Pyongyang: per gli Stati Uniti significa il disarmo totale dell’arsenale nordcoreano e l’accesso degli ispettori internazionali ai siti sospetti; per la Corea del Nord, invece, significa disarmo, forse, ma con certe garanzie, che ancora non si conoscono.
Stando alle parole di Trump dette in conferenza stampa, il regime nordcoreano avrebbe promesso la distruzione di un importante sito dove verrebbero svolti test missilistici; gli Stati Uniti hanno annunciato, però, la sospensione  delle esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. Entrambi i punti non sono stati inseriti nel comunicato finale.

Oltre della denuclearizzazione si è parlato anche delle violazioni sistematiche dei diritti umani, compiute dal regime di Kim in Corea del Nord.
Trump dichiara che, al momento, non verranno eliminate le sanzioni imposte sulla Corea del Nord, ma non esclude che la questione si possa rivedere in futuro.

COSA E’ CAMBIATO

Molti commentano questo incontro come “inefficace”, con promesse troppo vaghe e facilmente eludibili, citando la mancanza di misure concrete per chiudere o smantellare gli impianti nucleari in Corea del Nord; altri, invece, vedono questo incontro come il meglio che ci si poteva aspettare da una situazione che, fino a qualche mese fa, sembrava molto grave e molto tesa.
A tal proposito, è stata immediata la reazione della Corea del Sud: il presidente sudcoreano Moon Jae-in, principale promotore dell’avvicinamento tra i due, spera che, una diminuzione della tensione tra i due paesi possa convincere la Corea del Nord a negoziare la trasformazione dell’armistizio del 1953, in un trattato di pace vero e proprio.
Trump e Kim si sono ripromessi di incontrarsi di nuovo, a Pyongyang o Washington, quando verrà ritenuto più opportuno.

Serena Scarselletta

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