Data la recente uscita nelle sale italiane del quarto capitolo della saga ”Matrix”, una domanda che sorge spontanea a distanza di poco più di venti anni dall’uscita del primo capitolo è ” Quanto siamo diventati schiavi del processo tecnologico? Soprattutto, Matrix rappresenta in parte quel che stiamo vivendo ora nel nostro XXI secolo?”. ”Matrix” è un film di fantascienza che narra la storia di Thomas Anderson (Keanu Reeves) un cittadino modello di giorno, mentre di notte commette ogni tipo di illecito informatico realizzabile. Thomas, soprannominato Neo (anagramma di One, l’eletto) è desideroso di scoprire cosa sia ‘’Matrix’’ ed entrerà in contatto con Trinity (Carrie-Anne Moss) e Morpheaus (Laurence Fishburne) i quali mostreranno a Neo il vero mondo in cui vivono.

Il confronto tra il nostro mondo e il mondo di Matrix

”Matrix’ è un mondo creato dall’intelligenza artificiale che proprio durante il XXI secolo, ha deciso di ribellarsi al suo creatore, l’essere umano. La tecnologia domina sulla vita delle persone circondate da un mondo fittizio, dove predomina il continuo scontro tra il bene e il male, tra il vero e il finto, ma soprattutto, lo scontro fra mente e corpo. Togliendo le allusioni del film all’intelligenza artificiale come macchinario intenzionato a coltivare uomini sin da piccoli, ad oggi, quanto siamo dipendenti dal processo tecnologico? Basti pensare al rapporto che abbiamo con le piattaforme social che ci permettono di comunicare in tempo reale con chi è distante, ad ogni ora e in soli pochi secondi.

Ad oggi, la maggior parte dei dati delle persone è all’interno dei computer e degli smartphone, custodi di dati sensibili e personali, e di password di carte di credito. Forte l’incremento di dispositivi che con la modalità controllo vocale possono attuare ricerche per noi (Alexa), lo stesso Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo, grazie ad una connessione internet e qualche parola chiave riesce a fornire ogni singola notizia, informazione o quel che sia a chi si trova davanti lo schermo. Il vero pezzo forte si trova all’interno dei social o nella barre di ricerche, dove, a seconda delle nostre preferenze internet ci offre contenuti simili, ci consiglia prodotti tenendoci sotto controllo.

Il progetto delle sorelle Lily e Lana Wachowski, entrambe donne transgender -che durante il corso degli anni si sono cimentate in produzioni di alto livello come ”V per Vendetta” o la serie tv ”Sense8”- può esser visto anche come una grande allegoria transgender, poiché attraverso la narrazione di ”Matrix” sono riuscite a realizzare il loro percorso e a descriverlo. In un periodo storico importante come questo dove, si è deciso di non approvare il DDL ZAN (disegno di legge sulla misura di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale e disabilità) la metafora personale portata fuori dalle due sorelle ci racconta della loro voglia di cambiamento e di trasformazione per arrivare a sentirsi bene con se stessi e il proprio corpo in un mondo in cui la realtà ci appare imposta da altri.

La realtà prima di Matrix

”Matrix” non è sicuramente il primo film della fine del XX secolo a puntare i riflettori sulla realtà che ci circonda, in modo differente ma con lo stesso focus da analizzare, ”The Truman show” di Peter Weir, uscito nel 1998 porta nelle sale cinematografiche l’illusione di vivere una vita basata su proprie idee e proprie scelte, mentre in realtà, in questo caso, il protagonista del film Truman Burbank (Jim Carrey) era solo frutto di un progetto, tutto quel che viveva era già scritto ed organizzato sotto gli occhi di milioni di spettatori. Il ruolo della televisione era importante prima come lo è tutt’oggi, per quanto il social abbia surclassato la potenza che precedentemente aveva acquisito la televisione, The Truman show ci mostra come ogni singola cosa si trova sotto gli occhi di tutti, come può essere facile la  manipolazione dai piani alti e come la fuga da una realtà fittizia creata ad hoc per noi, spesso non riesce a renderci felici e a rappresentarci.

Social e Covid

Il dominio delle tecnologie sull’essere umano è evidente, ma in un periodo come questo, dove siamo stati catapultati in una pandemia che ci ha costretto a passare giornate intere in casa bloccando le nostre relazioni interpersonali, impedendoci di recarci verso università o luoghi di lavoro, Internet e tutto quel che si trova dietro, è stato forse l’unico mezzo di salvezza e di sopravvivenza per le persone. Poter abbracciare un proprio caro o poter vedere un proprio amico sono parte del quotidiano ma la pandemia ci ha strappato via questi gesti e ci siamo quindi appropriati delle carezze virtuali, di messaggi, di chiamate e\o video chiamate che ci hanno fatto sentire vicini anche quando eravamo lontani, ci hanno permesso di lavorare a distanza o di seguire lezioni per ogni grado di istruzione. In questi due anni circa, Internet è stata la chiave, non il nemico dell’uomo, o il così detto prodotto che si ribella al creatore, ma un semplice compagno.

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