“Una luce già di montagna splende nelle vie dell’Aquila e, penetrando anche nei vicoli più stretti dei quartieri vecchi, porta uno scintillio nell’ombra”                                   – Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957 L’Aquila tesoro che rinasce Direttore Claudio Palazzi
La grandezza di questa città scrigno culturale d’Abruzzo, immersa nella natura, così fiera, sta nel suo patrimonio storico e artistico inestimabile.

Sono passati 12 anni da quando L’Aquila è stata colpita dal terremoto, sembra passato così poco. All’epoca avevo 8 anni, ma la notte del 6 Aprile me la ricordo bene. I giorni precedenti erano passati nell’ansia: un pomeriggio la scuola elementare De Amicis, che frequentavo, fu evacuata e noi bambini messi ad aspettare sulla scalinata di San Bernardino, adiacente all’istituto. Il ricordo più vivido è quello dei rumori molto forti: vetri che si infrangevano, libri che cadevano, e il boato proveniente dalla terra. Non c’era elettricità, quindi niente luce, niente telefono fisso, il cancello di casa non si poteva aprire. Solo dopo qualche ora ci rendemmo conto del danno. Mia madre teneva un puzzle su un tavolo, ovviamente i pezzi finirono tutti sul pavimento e quel puzzle non lo volle più finire. Nei giorni successivi ci trasferimmo a Roma e con questo ebbi la fortuna di ricominciare a vivere come una bambina qualsiasi e non come sfollata e terremotata. Non rientrai in casa per diversi mesi: le sensazioni erano spaventose, era cresciuto quasi un rifiuto nei confronti di casa mia e della città dove stavo crescendo. Ci sono tornata serenamente solo dopo anni.

Ora che ho una maggiore consapevolezza capisco quell’attaccamento al territorio tipico degli abruzzesi e in particolare degli aquilani. Davanti a catastrofi come queste la solidarietà può essere tutto e nasce la necessità di sostenersi per poter sopravvivere. Sono emblematiche le immagini viste nel 2010 durante il primo anniversario del 6 Aprile, quando i cittadini oltrepassano le transenne della zona rossa con le carriole per riprendere le macerie, per riprendersi la città.

Una delle tante gru ancora presenti sul territorio aquilano

Quello a cui si è assistito dal 2009 è stato lo smembramento di un territorio, di una comunità tutta. Per questo ciò che ha caratterizzato di più questi anni è stato il forte senso di solitudine; gli aquilani sono stati lasciati soli da politica e amministrazione, quando tutto ciò che volevano era reclamare attenzione, giustizia e diritti sacrosanti. L’Aquila è diventata una città per lo più deserta, silenziosa, quasi spettrale. Non c’è stata nessuna idea di ricostruzione di città a livello complessivo. Per questo con gli anni si sono dovuti ricreare i posti di aggregazione, i luoghi d’incontro e di condivisione. Si è partiti dai centri commerciali e dalle periferie, dal momento che il centro era inaccessibile. La forza e la volontà hanno permesso alle persone di ripartire da ciò che era rimasto per costruire un nuovo futuro a una città apparentemente perduta.

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Ad oggi dopo 12 anni si iniziano a toccare con mano i primi reali accenni di rinascita architettonica e non solo, anche se c’è ancora molto da fare. Infatti se è vero che la parte più in vista del centro storico appare ristrutturata, basta addentrarsi nelle vie adiacenti per trovare svariati palazzi e chiese ancora puntellati o inaccessibili.                                        Ma la reale e più importante rinascita di cui è giusto parlare è proprio quella artistica e culturale che da ormai diverso tempo è percettibile nel capoluogo abruzzese, quella che rappresenta il vero patrimonio, anche se immateriale. A dimostrazione di questo, a Palazzo Ardinghelli lo scorso giugno ha aperto al pubblico il MAXXI, sede distaccata del museo d’arte contemporanea di Roma, che ospita in pieno centro numerosi eventi e mostre. Il teatro stabile invece ha aperto la programmazione della stagione 2021/22 diretta da Giorgio Pasotti, che vedrà molteplici rappresentazioni in scena durante l’anno. La basilica di Collemaggio è ormai completamente ristrutturata e accessibile, mai così imponente davanti al lungo viale alberato che porta a questo incredibile e maestoso edificio duecentesco. Hanno riaperto molti negozi e diversi locali, i concerti estivi sono stati moltissimi e i turisti numerosi. Anche dal punto di vista dell’attivismo politico, L’Aquila continua a dimostrarsi una piazza giovane e combattiva in tema di diritti sociali; per fare un esempio, lo scorso 31 ottobre come in altre città italiane, si è tenuta la manifestazione contro lo stop al ddl Zan.

Foto tratta dalla manifestazione del 31 Ottobre 2021

La rigenerazione dell’Aquila ha portato la città ad essere candidata come Capitale italiana della Cultura 2022, sfida emblematica che rappresenta il suo percorso di crescita e resilienza che dura da più di 10 anni. Un simbolo di rinascita che porta con sé una vitalità sociale, un movimento che incarna la forza di spirito e l’identità di questo territorio.

Villa Comunale, manifestazione del 31 Ottobre 2021

Non vivo più all’Aquila e non so se tornerò mai a viverci stabilmente. Quello che so però è che rappresenta parte di me, della mia famiglia e della mia storia, e questo mi basta per portarla per sempre nel mio cuore.

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