Il desiderio di realizzare una comunità europea ci fu sin da dopo la fine della seconda guerra mondiale. I campi interessati per provare a realizzare una vera e propria unione furono essenzialmente tre: quello della difesa, quello dell’integrazione politica e quello economico.

Mentre le proposte riguardanti i primi due non riuscirono a trovare una realizzazione (il trattato di istituzione della CED- Comunità europea di difesa- fu respinto dall’Assemblea Nazionale francese del 1954, e l’idea di una vera e propria comunità politica andò a morire nel 1962), il campo economico ebbe una sorte più favorevole:nel 1951 venne istituita la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio),e nel 1957 vennero firmati a Roma i trattati costituenti la CEE (Comunità economica europea) e la CEEA (Comunità europea dell’energia atomica). Ma la svolta più grande si ebbe con la creazione della PAC (Politica Agricola Comune),che tutt’oggi è una delle politiche di maggiore importanza,impegnando il 34% circa del bilancio europeo.

Della PAC si cominciò a parlare per la prima volta nel 1962,e fu il primo grande negoziato avviato in sede comunitaria. La sua creazione prevedeva innanzitutto la rimozione degli ostacoli agli scambi. Inoltre,si sarebbero dovute uniformare le varie legislazioni nazionali di organizzazione e sostegno dei mercati agricoli. La nascita della PAC fu salutata dagli europeisti come una grande vittoria dell’integrazione.

Gli obiettivi della PAC

erano essenzialmente due: fissare un prezzo minimo per i prodotti agricoli (prezzo di intervento) e orientare le imprese agricole verso una maggiore capacità produttiva.

A tal fine fu istituito un apposito ente finanziario; il FEOGA (Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia Agricola). Il mantenimento dei prezzi fu assicurato dalla CEE, grazie ad apposite aziende che si preoccupavano dell’acquisto delle eccedenze di produzione; queste venivano acquistate ad un prezzo d’intervento leggermente inferiore a quello indicativo. Le eccedenze venivano in seguito vendute a Paesi terzi con esportazioni sottocosto.

A causa dell’ingente quantità di risorse che venivano impiegate per lo sviluppo della PAC, sorsero spesso questioni su una sua possibile riforma. La prima di queste (e forse la più celebre) fu quella sollevata da Margareth Thatcher (la “Lady di Ferro”) durante il Consiglio europeo di Dublino del 1980. Introducendo il problema con un mordace “I want my money back”,la Signora di ferro voleva rivendicare il deficit di bilancio della Gran Bretagna, dovuto in larga parte alle spese che il Regno Unito era costretto a versare per la PAC, senza ottenerne grandi risultati. Sia la Germania che la Francia si mostrarono reticenti all’avvio di una riforma della PAC,ma fu proprio da quel momento che vennero avviati i vari tentativi di ridimensionamento per le spese agricole. Nel 1992 fu approvato il progetto di riforma McSharry,con il quale si ridusse l’onere delle spese agricole.

Inoltre, in questi giorni si sta attuando una riforma della PAC,e proprio giovedì 26 settembre la Camera ha approvato le misure da inserire nella bozza per Bruxelles.

Le linee guida di questo nuovo progetto di riforma saranno essenzialmente tre: riduzione del 5%(minimo) dei fondi da destinare alle grandi aziende agricole, incrementi per lo sviluppo rurale delle regioni più bisognose e i fondi europei saranno elargiti solo agli agricoltori attivi.

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