Quello che avverrà nelle prossime ore sancisce una svolta epocale nella travagliata storia dello stato Palestinese. La comunità internazionale si troverà infatti a decidere se ammettere all’interno dell’ONU la Palestina con lo status di “stato non membro osservatore” (lo stesso che è riconosciuto allo stato Vaticano per intenderci), se la risoluzione venisse accettata le implicazioni in campo internazionali sarebbero notevoli, rappresentando non solo un passo in avanti nell’accettazione definitiva della Palestina come Stato, ma anche un passo in avanti nella direzione di un possibile accordo di pace definitivo. L’accettazione di tale status permetterebbe  infatti alla Palestina di impugnare davanti al Tribunale Penale Internazionale eventuali crimini commessi dalla leadership israeliana durante il pluridecennale conflitto israelo-palestinese. Fatto che preoccupa molto la leadership Israeliana che comunque ha precisato attraverso il premier, Netanyahu, che «sul terreno non accadrà nulla, anzi la prospettiva di uno Stato si allontana».

L’accettazione al momento risulta probabile ma non certa, in quanto l’Eurogruppo appare diviso con Francia e Spagna in testa come fervidi sostenitore. I Paesi europei favorevoli saranno almeno 15 (Francia, Spagna, Danimarca, Irlanda, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Cipro, Malta, Finlandia, Grecia, Belgio); la Repubblica Ceca, l’Olanda e la Bulgaria dovrebbero votare contro; la Germania ha annunciato che si asterrà, ed anche la Gran Bretagna a meno che i palestinesi decidano di non ricorrere al Tribunale Penale Internazionale contro Israele. L’Italia dopo una possibile astensione nelle ultime ore ha invece confermato il suo appoggio alla risoluzione, avvenimento che come auspicabile non viene visto di buon occhio da Israele.

Sul versante internazionale dopo il si di gran parte degli Stati Africani e di quelli Musulmani, rimane il prevedibile no “secco” degli Stati Uniti che mai andrebbero a minare i rapporti con il “fratello Israele”.

Benché l’intenzione del presidente Palestinese Abu Mazen sia quella di poter  favorire la costituzione di uno Stato palestinese che viva in pace ed in sicurezza con Israele sulla base dei confini del 1967, cè la paura che questo vada invece a peggiorare il già labile equilibrio che era stato raggiunto negli ultimi giorni.

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