Sono passate poche settimane dall’inizio della guerra tra Ucraina e Russia ma sorgono ancora molti dubbi sul ‘casus belli’ di questa guerra e sulle ripercussioni nel mondo.

L’Ucraina è uno Stato dell’Europa orientale confinante a nord con la Bielorussia, a nord-est ed est con la Russia, a sud-ovest con la Moldavia e con la Romania, e a ovest con l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia. Inoltre, si affaccia sul mar Nero.

La Russia è uno Stato localizzato nell’emisfero nord, in Europa orientale e nell’Asia settentrionale. Confina a sud-est con la Cina, a sud con la Mongolia, il Kazakistan, la Georgia e l’Azerbaigian, a ovest con Ucraina, Bielorussia, Lettonia, Estonia e Finlandia. Infine è bagnata a nord dal Mar di Barents e dal Mar Bianco, a est dall’Oceano Pacifico e a sud dal Mar Nero e dal Mar Caspio.

Perché la Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina?

Sono prima di tutto motivi storici quelli che hanno portato Putin ad attaccare l’Ucraina, la Russia considera l’Ucraina parte della sua sfera di influenza, russi e ucraina sono lo stesso popolo e condividono la stessa storia, cultura e lingua. Putin in un discorso alla nazione nella notte fra il 23 e il 24 febbraio ha parlato di una operazione militare con lo scopo di proteggere le persone che da anni sono vittime del regime di Kiev definendolo per questo un processo di smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina.

L’Ucraina faceva parte dell’Unione Sovietica prima di ottenere l’indipendenza nel 1991. La crisi di questi giorni trova un passaggio cruciale nel 2014 quando, dopo le proteste, venne cacciato il presidente filorusso Viktor Yanukovych. Al suo posto fu eletto un presidente molto più vicino all’Occidente e non apprezzato da Mosca: Petro Poroshenko. La risposta nel 2014 da parte del presidente Putin fu quella di annettere la Crimea (penisola affacciata sul Mar Nero) e incoraggiando la rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass (area dell’Ucraina orientale suddivisa in tre regioni) i ribelli presero il controllo di una parte del territorio, richiedendone l’indipendenza e la secessione dall’Ucraina. La fine degli scontri arriva con gli accordi di Minsk nel 2015: le regioni ribelle sarebbe tornate all’Ucraina ma con maggiore autonomia. Però questo non è mai stato rispettato. Così Putin a fine febbraio decide di riconoscere unilateralmente l’indipendenza delle repubbliche separatiste nel Donbass: la Repubblica di Donetsk e di Luhansk.

La Nato in tutto ciò?

La NATO è un’organizzazione internazionale -nata in successione alla Seconda Guerra Mondiale- che come scopo ha la cooperazione e la difesa degli Stati membri, in breve, corrisponde ad una alleanza in cui i Paesi membri collaborano in modo pacifico per risolvere le crisi internazionali.

L’Ucraina vorrebbe aderire all’alleanza (anche entrare nell’Unione europea) ma Mosca ha sempre fatto in modo che Kiev rinunciasse a farne parte. Però per entrarne a far parte non bisogna essere coinvolti in conflitti e rispettare una serie di standard.

La NATO non può e non vuole farsi coinvolgere direttamente nel conflitto. Ad oggi non ci sono i presupposti per ricorrere all’articolo 5 inerente la clausola di difesa che autorizza l’intervento militare. La Nato è infatti un’alleanza difensiva, interviene solo in caso di aggressione ai danni di uno o più Paesi membri, a meno che non sia l’ONU a richiedere l’intervento militare.

Russia e Italia

L’Italia è Stato membro dell’Unione europea che negli ultimi giorni ha deciso di presentare un pacchetto pesante di sanzioni contro la Russia, inasprendole giorno per giorno. Il timore è che l’Italia essendo uno degli Stati che più dipende dal gas russo potrebbe subire da Mosca il peso della decisione ipotetica di quest’ultima di gestire diversamente la disponibilità della materia. Stando a sondaggi si teme che il conflitto possa portare ad un aumento generalizzato dei prezzi (66%), ad una riduzione delle forniture di gas citata precedentemente (56%), ad un aumento dei prezzi dei derivati del grano (pasta, farine, pane e prodotti panificati; 36%).

Tutto questo perché? Perché in Italia non abbiamo pozzi petroliferi sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione, tanto meno gas naturale che possa attutire l’impatto che avrebbe una guerra in Ucraina, con relativa chiusura dei gasdotti che transitano in quel territorio e che approvvigionano l’Europa.

Secondo lo studio dell’Eni, per ridurre l’afflusso di gas russo ci sono almeno tre strade: l’aumento delle importazioni dall’Algeria e dalla Libia, l’incremento della produzione nazionale e il potenziamento degli stoccaggi. La produzione nazionale ricopre solo una piccola percentuale del fabbisogno totale. Mettendo insieme tutte queste misure, anche nella migliore delle ipotesi, si rischia però di non arrivare alla soglia necessaria.

Da un lato le relazioni con Mosca non sembrano lasciare intendere positività nei rapporti ma dall’altro canto è difficile pensare che la Russia possa smettere di essere un partner dell’UE.

Economia italiana

Draghi dichiara che l’economia europea è in crescita, ma con un rallentamento. Mancanza di materie prime, rallentamenti in campi anche fuori da quello energetico, quindi agroalimentare, materie prime come produzione di acciaio, carta o ceramica. La situazione però riguarda l’Italia ma anche l’Europa. Il focus sta nel sostenere le imprese e il potere d’acquisto delle famiglie in modo convinto e rapido.

L’Italia si trova a reagire a shock esterni come la crisi sanitaria e ora il conflitto armato in Ucraina e proprio come nel caso della pandemia bisogna mettere in atto delle misure per adattarsi. Come citato prima una delle dipende assolute dell’Italia è quella del gas russo, proprio per questo uno dei punti deboli del nostro paese è la dipendenza da fonti straniere. In tempi brevi però è impossibile ‘staccarsi’ serve del tempo.

In primis bisogna uscire dalle importazioni di petrolio e gas dalla Russia, e serviranno almeno due o tre anni e molti soldi. Vicino questo obiettivo, si dovrà porre il tema dei costi e dei benefici della transizione ecologica. L’esplosione dei prezzi dell’energia rende ancor più noto quanto dobbiamo essere attenti al tema dei costi dell’energia stessa.

Rimarchiamo alcune ripercussioni

Sicuramente parlando in un piano generico avremo un tasso di inflazione molto più alto di quello vissuto negli ultimi anni a causa di un generale aumento delle materie prime  e per la necessità di assicurarsi fonti di approvvigionamento su tutte le materie prime protette dalle azioni geopolitiche aggressive di Russia e Cina.

Parliamo di dati: per l’Italia il 2021 si è chiuso con 7,7 miliardi di euro di esportazioni verso Mosca. La Russia di Putin rappresenta ‘solo’ l’1,5% delle vendite all’estero dell’Italia.

Per comprendere cosa sta succedendo in Russia e gli impatti sulla crescita globale e italiana bisogna analizzare il peso delle ‘sanzioni’ inflitte alla Russia.

Con la recessione da parte della Russia, la sua domanda di importazione si riduce portando così il risentirsi dell’export italiano. Abbiamo il rublo deprezzato perciò a parità di prezzi le merci che sono importanti hanno un prezzo maggiore. Tutto ciò va a colpire l’export italiano.

Il mondo non sarà più come prima

Se con l’avvento della pandemia il mondo veniva osservato dai cittadini in un modo diverso, sicuramente con questa guerra circoscritta sì nel territorio Ucraino ma che ha messo in crisi tutti, la visione sarà ancora più diversa riguardo vari campi come: le alleanze, i commerci, gli equilibri mondiali, i rapporti internazionali. Una cosa sicura è che questa ‘guerra’ non finirà a breve date le intenzioni del presidente Putin di prendere possesso dell’Ucraina ma la Russia è debole, sembra forte ma è debole e le sanzioni piano piano stanno facendo il loro effetto. Italia e gli altri paesi, come la stessa America sicuramente continueranno la strada del non intervento militare portando la Russia ad un continuo subire sanzioni anche se il presidente Zelensky continua a richiedere il ‘no fly zone’ -misura che impedisce il sorvolo degli aerei in una determinata area- ma ci sono dei timori legati alla sua imposizione che sono proprio i motivi per cui non è stata imposta. Putin ha fatto più volte intendere che una mossa simile verrebbe considerata come un coinvolgimento diretto nel conflitto da parte dell’Occidente.

Gli stati continuano nella loro strada: imposizione di sanzioni contro Mosca, l’invio di armi e mezzi militari a Kiev e il proseguimento della via diplomatica.

 

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