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Se qualche anno fa ci avessero avvertito di come sarebbe stato il 2020 probabilmente avremmo pensato agli universi post apocalittici che ci raccontano i film e le serie tv. SNOWPIERCER: gli incubi dai quali la politica dovrebbe svegliarsi Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Per ironia della sorte, proprio il 2020 è stato l’anno in cui Netflix ha rilasciato le prime due stagioni di Snowpiercer, una fortunata serie statunitense che immagina un futuro ostile e grigio forse poi non così distante dal nostro altrettanto grigio presente.

Snowpiercer: una nuova Arca di Noè contro la crisi climatica

La storia che racconta Snowpiercer non parte però dal coronavirus ma da un’altra tematica estremamente attuale: la crisi climatica.

Corre l’anno 2026, il riscaldamento globale conosce il suo punto più alto e la vita sulla terra diventa insostenibile. I governi di tutto il mondo che da sempre hanno trascurato il problema intervengono rilasciando nell’atmosfera un potente gas che raffredda la temperatura. La situazione però sfugge di mano e si realizza l’incubo inverso: una nuova era glaciale congela il pianeta.

L’unico che ha previsto la catastrofe è l’imprenditore sadico e illuminato Wilford. Questi ha per tempo costruito un treno mastodontico, lo Snowpiercer, che percorre sistematicamente un giro attorno al mondo e, fendendo la neve, produce acqua ed energia infinita. È l’apocalisse, gli unici superstiti sono i passeggeri abbienti che si sono potuti permettere un biglietto della nuova arca di Noè. Tuttavia al momento della partenza, un’orda di civili assalta il treno. Sono donne, bambini, lavoratori e nullatenenti che non hanno la facoltà di pagarsi un biglietto; i soldati di Wilford sparano sulla folla senza pietà ma molti di loro riescono comunque a salire in corsa.

Dalle classi del treno alla società senza classi

È l’inizio di una nuova era, dove la vita scorre agiata in prima classe, fra le lussurie del vagone notturno e del ristorante dove si consumano le ultime risorse del vecchio pianeta.

Più ci si allontana dalla testa più la vita si fa difficile, fino a quando si arriva al Fondo. Lì sono affollati gli ultimi degli ultimi, che non hanno pagato il biglietto e che quindi sono umiliati e calpestati, nutriti con gli scarti e periodicamente uccisi per ridurre il costo della vita sul treno. La Locomotiva Eterna e il suo misterioso capotreno sono glorificati come novelle divinità, dalla testa arrivano i comandi, la testa decide le nuove leggi e le esegue: è insieme potere spirituale e terreno, il collante atroce che tiene unito il treno.

Tuttavia la tirannia sedimenta i germi della ribellione. I fondisti si organizzano attorno al loro leader, Andre Layton, per realizzare la rivoluzione: sovvertire l’ordine, costruire un treno senza classi, redistribuire la ricchezza. Il loro cammino però è ostacolato dal pugno duro della Locomotiva Eterna, che vuole mantenere l’ordine sacro del treno, e dalla reazione della prima classe, la nuova borghesia che non rinuncia al proprio privilegio.

Gli incubi dai quali la Politica dovrebbe svegliarsi

La serie intreccia le sfide più grandi che la politica oggi si pone, immaginando ed esasperandone le conseguenze catastrofiche.

Il treno diviso in classi è allora la grande metafora della nostra società. I primi credono che la diseguaglianza sia legittima perché gli ultimi in fondo ‘’non hanno pagato il biglietto’’ e la loro permanenza sul treno è quindi una gentile concessione. Al contrario gli ultimi capiscono di essere la classe che col sudore tiene in piedi il sistema e permette ai primi di oziare. Ma quanto più il sistema si fa diseguale tanto più fomenta la sua stessa rovina. Il modello democratico sognato dagli ultimi è auspicabile, ma fa i conti con le difficoltà e le fragilità della sua messa in pratica.

Ed è proprio questo ciò che Snowpiercer può insegnare alla nostra democrazia: la sua fragilità. Trent’anni dopo il Muro di Berlino e il dilagare della democrazia pluralista, la storia pare tutt’altro che finita, contrariamente a quanto scriveva Fukuyama. Invero oggi di alternative ne esistono: dalla democratura putiniana, alla democrazia illiberale di Visegrad, dal modello industriale di Singapore a quello burocratico cinese. Se quindi la democrazia vuole difendersi dalle accuse di inefficienza deve dimostrare, oltre alla nobiltà del suo metodo, la capacità di rispondere alle domande politiche.

Risvegliandosi sudata dall’incubo dello Snowpiercer, la Politica deve dunque intervenire più energicamente su queste domande. Questione ambientale, sanitaria e sociale sembrano le vere sfide del nostro tempo profondamente intrecciate e non più procrastinabili. Ciò che si pone in discussione è proprio il nostro modello di sviluppo. Non un cieco ritorno al passato ma serve edificare una nuova società eguale, dove il bene dell’ambiente sia anteposto alla  legge del profitto. Dove i diritti sociali e civili siano davvero fruibili a tutta la popolazione, soprattutto a chi ultimamente è stato lasciato indietro. I rischi di una politica che trascuri questi temi non vorremmo neanche sognarli la notte…

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