Mentre le conseguenze del Covid-19 stanno lentamente destabilizzando sempre di più i paesi europei, i grandi vicini dell’UE come Cina, Russia e Turchia ne stanno approfittando per rafforzare e centralizzare i propri poteri. L’Unione Europea è chiamata così a svolgere un’importante prova di forza per stabilire se sia in grado o meno di riequilibrale il disvalore geopolitico che si è venuto a cementificare. Un’Europa più “geopolitica“: che futuro ci attende Direttore Claudio Palazzi
Una nuova minaccia per l’Europa 

La maggior parte degli stati Europei, tra cui anche membri dell’UE, non sono totalmente in grado di attuare le necessarie misure per riavviare le rispettive economie; molti infatti vedono le loro entrate dipendere principalmente dal settore terziario, primo tra tutti il turismo, sicuramente uno tra i settori più in difficoltà dall’inizio della pandemia. Altri ancora, come l’Algeria e gli Stati del Golfo, fanno affidamento sui ricavi energetici e hanno sofferto della forte ricaduta dei prezzi globali.

Le evidenti difficoltà economiche sono destinate a sfociare in conflitti ed intolleranze sociali, fino al punto di dare nuovi impulsi per proteste di piazza, come quelle avvenute lo scorso anno in molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.

Parallelamente, non vi è alcun segnale che la pandemia possa portare ad una tregua nei conflitti in corso in Libia o Siria, anzi i recenti sviluppi che hanno visto la ritirata del contingente americano da Kabul e l’affermazione dei talebani in Afghanistan ha contribuito a creare solo una maggiore incertezza governativa, permettendo così allo Stato Islamico di rialzare la testa nei territori tra Siria e Iraq con la rivendicazione di una serie di attacchi terroristici come quelli contro le installazioni elettriche avvenuti nella zona di Ninive, nell’Iraq settentrionale.

Russia e Turchia: due vicini scomodi

Ad alimentare questa situazione di instabilità internazionale hanno contribuito anche i grandi vicini dell’Europa, Russia e Turchia, che hanno causato non pochi problemi all’UE negli anni recenti. La Russia ha avuto la tenacia di resistere alla risoluzione del conflitto in Ucraina e Mosca è riuscita così ad affermarsi come potenza egemone del Mediterraneo. Nel frattempo, le sempre più costanti tensioni tra Turchia e Unione Europea sono definitivamente esplose in una guerra di gasdotti, dopo che la Turchia ha trivellato in cerca di gas nelle zone limitrofe a Cipro.

È evidente comunque come le ambizioni di Turchia e Russia non si siano minimamente ridimensionate nonostante lo scoppio della pandemia da Covid-19, anzi sia Ankara che Mosca stanno aumento le loro capacità di diventare ancora più aggressive nel caso in cui le loro difficoltà economiche dovessero aumentare: Mosca sta cercando di consolidare la sua influenza in Libia, dove anche la Turchia ha rafforzato la propria presenza e non ha mostrato alcuna apertura per un allentamento delle ostilità nel Mediterraneo orientale; le due potenze potrebbero usare le loro posizioni strategiche in Libia per manipolare i flussi migratori a discapito dell’UE.

Un rapporto, quello tra Mosca e Ankara, che si è solidificato anche per merito dei rispettivi capi di stato, il presidente russo Putin e il suo omologo siriano Al-Assad, i quali si sono ritrovati in un incontro tenutosi al Cremlino nel settembre 2021. Il viaggio di Assad è stato piuttosto inaspettato: il presidente siriano non incontrava a Mosca Putin almeno dal 2015, ovvero nel periodo cruciale della Guerra siriana, iniziata quattro anni prima in seguito alle Primavere Arabe. Il presidente russo ha avuto l’occasione di esprimere la propria vicinanza al popolo e all’esercito siriano, confermando l’amicizia e la cooperazione tra i due eserciti.

La questione cinese

Allo stesso tempo, la pandemia è stata accompagnata da una politica estera cinese molto più feroce: Pechino ha apertamente minacciato i paesi che l’hanno criticata e accusata e ha cercato di influenzare (se non di corrompere) l’opinione pubblica diffondendo disinformazione e fornendo assistenza sanitaria ad alcuni stati membri dell’UE tra cui anche l’Italia: nel marzo 2020, tra i mesi più bui vissuti dal nostro paese, abbiamo assistito all’arrivo a Roma del Vicepresidente della Croce Rossa Cinese, inviato insieme ad aiuti e forniture e ad un team di medici esperti.

La Cina ha anche approfittato della confusione creata dalla pandemia per intensificare la sua presa su Hong Kong, un’influenza predisposta a partire dal 1979, quando il capo comunista cinese Xiaoping ha condotto le trattative con il Regno Unito per ricondurre Hong Kong sotto la sovranità cinese. Il rapporto che lega Pechino all’ex colonia britannica è anche noto con la formula Una Cina due sistemi, che si può sintetizzare in un duplice aspetto: da un lato prevede l’affermazione dell’unicità della Cina quale soggetto politico, dall’altro concede che all’interno di un territorio sottoposto ad un’unica sovranità possano sussistere delle aree amministrate secondo un diverso ordinamento istituzionale e con un differente sistema economico.

Questo atteggiamento ha contribuito ad aumentare anche le tensioni tra Stati Uniti e Cina, da sempre molto intense: già l’ex presidente statunitense Donald Trump aveva duramente accusato Pechino mentre il governo americano ha fatto pressioni sui paesi europei per escludere l’azienda cinese Huawei dalle loro rispettive reti 5G.

Tuttavia, sebbene l’UE condivida molte delle preoccupazioni degli USA, gli stati membri non sono disposti a essere così duri e restrittivi nei confronti della Cina; la maggior parte di loro non ha infatti intensione di escludere l’Huawei dalle proprie reti 5G, perché ritenuta un’importante opportunità per immettersi nel florido mercato cinese.

Come evitare il riemergere di vecchi fantasmi

Sono, senza alcun dubbio, molte le ragioni globali che hanno determinato tale instabilità geopolitica: la crescente disuguaglianza economica, l’aumento della disoccupazione, sentimenti avversi agli immigrati ed ai flussi migratori e la nascita di nuove forme di dittatura. Anche in Italia, come in America con l’American First dei supporter di Donald Trump, abbiamo assistito al riemergere di nuovi comportamenti populisti, con l’analogo slogan Prima gli Italiani, ma anche nel resto dell’Europa come in Spagna e Germania con la nascita di nuovi partiti di estrema destra, in Francia con Marin Le Pen, in Ungheria con Victor Orbàn, o ancora nel resto del mondo come in Brasile con il presidente eletto Jair Bolsonaro.

La sfida dell’Europa è quindi evidente: dovrà evitare che il suo vicinato diventi sempre più instabile, aiutando l’intera regione a far fronte all’importante emergenza sanitaria e  superare così il duro colpo economico inferto dal Covid-19. Anche le divisioni politiche interne continueranno inevitabilmente a contribuire per un indebolimento dell’UE. L’Europa dovrà anche difendere i propri interessi economici dalla Cina, riequilibrando le sue relazioni con Pechino e lavorando con gli Stati Uniti, senza entrare in una nuova “Guerra fredda”.

L’obiettivo è creare una maggiore coesione e cooperazione internazionale al fine di superare il difficile momento storico, cercando di evitare di lasciare qualche paese indietro. Non affrontare ora le sfide internazionali poste significherebbe per l’Europa accumulare solo problemi più grandi per il futuro.

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