Villa adriana rappresenta un rifugio dal caos di Roma. Era così per l’Imperatore Adriano ed è così oggi per i visitatori. Infatti, con solo trenta-quaranta minuti di macchina si raggiunge facilmente dalla città ed offre ai cittadini un posto in cui ammirare le tante bellezze racchiuse in un unicum museale.

Nel 1999 viene dichiarata patrimonio dell’Umanità UNESCO. Questa la motivazione data nella dichiarazione: Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell’antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo.

Fu costruita tra il 118 e il 138 d.C. nel territorio intorno all’antica Tibur, oggi Tivoli. 

La progettazione unitaria del complesso si deduce dal sistema di canalizzazione e delle fognature, studiato attentamente. Le fasi di costruzione possono invece essere individuate tramite i bolli laterizi, che fanno emergere che tra il 118 e il 121, tra 125 e il 128 e infine tra 134 e il 138 d.c. possono essere collocate le tre fasi più intense di costruzione.

Praticamente, i lavori di costruzione della villa ebbero la stessa durata del mandato imperiale svolto da Adriano, imperatore dal 117 d.C fino alla sua morte, avvenuta nel 138 d.C., infatti l’edificazione della villa iniziò l’anno successivo all’ascesa di Adriano all’impero, accompagnandolo per il resto della sua esistenza.

Adriano: l’imperatore e l’uomo

Adriano era un letterato, un musicista, un esteta raffinato, un ammiratore della civiltà greca -tanto che a Roma lo chiamavano il “greculus”- e un grande appassionato di architettura, intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione di alcuni edifici. Curò personalmente la progettazione e pretendeva gli venissero sottoposti anche i più specifici problemi della realizzazione e dell’ornamentazione.

L’imperatore Adriano, più dei suoi predecessori, era particolarmente attento alla sua immagine. Dei ventuno anni del suo regno, sono noti circa centocinquanta ritratti della sua persona, solo Augusto -di che si sappia- ha collezionato un numero maggiore di ritratti di sè stesso.

Le riforme, in particolare dell’amministrazione, approvate sotto il comando di Adriano portarono Roma a vivere un periodo di grande stabilità finanziaria, infatti, nonostante le ingenti spese iniziali, l’erario – ciooè il tesoro pubblico – si mantenne sempre in equilibrio. 

Anche per questa ragione l’impero ricorda, in questo periodo, una fase di pace e tranquillità.

“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”. Così dice Adriano di sè secondo quanto riporta Marguerite Yourcenar nella sua celebre opera “Memorie di Adriano”. Egli riserbava particolare attenzione verso il mondo che lo circondava, aveva interesse ad abbellirlo sotto vari punti di vista, certamente quello estetico ma anche quello ideale. 

Era un uomo appassionato, e questo desiderio di piacere si rifletteva anche nella sua vita personale. Molto nota è la sua storia d’amore con Antinoo, un giovane greco originario della Bitinia, che fu il prediletto dell’Imperatore. Il ragazzo morì in circostanze misteriose affogato nel Nilo. Dopo la sua scomparsa, Adriano lo divinizzò, dedicandogli svariati monumenti, alcuni dei quali anche nella sua Villa Adriana.

La maggiorparte delle descrizioni di Antinoo, riportate dagli storici, si ispirano ai ritratti del giovane bitinio trovati, in gran parte, a Villa Adriana.  L’iconografia di Antinoo ha appassionato archeologi e studiosi di estetica, specie in paesi di lingua tedesca. Nel 1764 Wincklemann, nella sua Storia dell’Arte Antica, collocò in una posizione eminente una serie di ritratti di Antinoo noti all’epoca.

In generale, non c’è opera sull’arte greco-romana che non dedichi ampio spazio al periodo di Adriano. In effetti, furono molti i monumenti costruiti per ordine di questo imperatore.  Le notizie che ci sono arrivate sulle grandi opere volute da Adriano, sia a Roma che in altre parti dell’Impero, le dobbiamo al biografo Sparziano, a Pausania per quanto riguarda i monumenti in Grecia, oppure al più tardivo Malalas per le opere in Asia minore. Proscopio, invece, racconta delle numerose statue decorative del mausoleo d’Adriano.

Per quanto riguarda la Villa Adriana, molti autori concordano sul fatto che l’imperatore non avrebbe mai consentito una visita “turistica” alla sua casa. Le decorazioni e le diverse parti della Villa sono ricostruibili anche grazie alle descrizioni date da Sparziano, che offre al lettore l’occasione di conoscere nei minimi dettagli l’aspetto che all’epoca avevav la casa di Adriano. 

La Villa

Attualmente l’area visitabile di Villa Adriana è di circa quaranta ettari, allora si estendeva per almeno centoventi ettari. Costituisce la più vasta e la più ricca delle ville imperiali romane. In parte ispirata alla Domus Aurea di Nerone, fu costruita dagli architetti Severo e Celere e ​​andò quasi distrutta dopo la morte dell’imperatore.

Il primo nucleo della villa, ampliato poi da Adriano, era costituito da una villa  del periodo Sillano, già ingrandita da Giulio Cesare, passata poi in proprietà alla moglie di Adriano, Vibia Sabina, di antica nobiltà italica.

Al tempo, la villa comprendeva, al suo interno, edifici religiosi, strutture residenziali, terme, ninfei, padiglioni e giardini. Le varie strutture erano collegate tra loro oltre che da strade e sentieri in superficie, anche da una rete viaria sotterranea carrabile e pedonale.

Il primo monumento che si trova, visitando la Villa, è il teatro greco. Ha forma semicircolare – tipicità dei teatri greci- con una cavea scavata nel tufo della collina, i due settori sono separati da un’unica gradinata centrale. Ai piedi della cavea si trova l’orchestra, dove stava il coro. Continuando si può scorgere anche un’ippodromo. Nel libro della Yourcenar Adriano afferma: “una belva non è che un avversario, ma il cavallo era un amico”. Egli finché potè, non rinunciò alle corse a cavallo, e quando dovette farlo, provò un profondo rammarico. 

Del pecile – ricostruzione della “stoà poikìle” (portico dipinto) ateniese-  resta un muro alto 9 m e l’ingresso monumentale, costituito da un doppio portico con colonne, di cui ormai rimane poco. Originariamente era costituito da un monumentale quadriportico che racchiudeva un grande giardino con piscina al centro, di m 100 x 25.

Della torre di roccabruna resta solo, purtroppo, un basamento quadrato e la facciata con due nicchioni semicircolari. Era una struttura molto elaborata e decorata ma probabilmente, data la posizione, era soltanto un belvedere. Anche oggi da lì si può osservare una vista mozzafiato sulle colline e la campagna intorno a Tivoli.

Il palazzo imperiale vero e proprio, aveva originariamente due piani, ora si possono vedere soltanto delle rovine che si estendono per un’area di circa 50000 mq. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, Adriano alloggiava in un’edificio a sè stante che volgeva il ruolo di sua camera personale. La stanza in questione è la Peschiera, di cui si possono osservare i resti tutt’oggi.

Ma la parte della Villa che probabilmente attira l’attenzione di molti visitatori è il Canopo. Fu ispirato al Canapa egiziano, canale del Nilo che sorgeva vicino alla città di Alessandria, e secondo alcuni questo luogo ricordava ad Adriano il suo amante Antinoo, che, come già detto, annegò proprio nel fiume Nilo.

Il Canopo accoglie nel fondo un bellissimo ninfeo semicircolare, coperto da una semicupola a spicchi rivestita da mosaico bianco. Questa struttura era probabilmente addetta ai banchetti estivi, ed è chiamata per questo Serapeo.

Sono numerosi gli edifici grandiosi presenti nella Villa, ma una particolare attenzione va dedicata alle Terme. C’erano le piccole terme, che sono quelle ad oggi più visibili in quanto sono quelle conservate meglio. Poste a sud-est del Pecile, erano probabilmente destinate alle donne. La piscina era affiancata da bellissime gradinate marmoree. la struttura di base di queste terme è ancora oggi visibile e toglie il fiato anche perché furono usate soluzioni molto innovative per la costruzione di questo edificio.

Le Grandi Terme sono dette così per le dimensioni assai maggiori. C’era un  frigidarium,  una sala circolare,  e sono visibili dei condotti, passanti sotto i pavimenti, appoggiati su pilastrini (suspensurae) utilizzati per far circolare il vapore generato da caldaie. Tuttavia, di queste terme restano meno resti osservabili.

Tutti i monumenti erano denominati da parole greche, proprio per la passione di Adriano per l’arte e la cultura ellenica. In effetti, in questo luogo è possibile, per i visitatori, osservare un insieme di bellezze architettoniche provenienti da Roma, dalla Grecia e dall’Egitto.

La descrizione dei monumenti non rende l’idea della grandezza architettonica di questo complesso. A due passi da Roma, racchiude dentro di sé la storia dell’Imperatore, del suo regno e della cultura del tempo. Villa Adriana ha meritato sicuramente di essere dichiarata patrimonio Unesco. 

L’unica pecca di questa villa museale è il fatto di non essere molto adatta ad alcune categorie di persone con disabilità, perché i sentieri percorribili sono principalmente sterrati. Tuttavia, una visita è possibile e ci sono spesso vari gruppi che organizzano e facilitano le visite. Inoltre, sono numerose le gite scolastiche che hanno luogo in questo tempio di storia, che merita sicuramente di essere ammirato.

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