Caro Giuseppe…

Ho immaginato di essere la vicina di casa con cui il Presidente Giuseppe Conte è cresciuto e, all’alba della tanto attesa “fase due”, ho deciso di inviargli una lettera.

“Caro Giuseppe,
So che ultimamente sei molto indaffarato ma non ho potuto evitare di scriverti: ho bisogno di risposte. Ti prego di non prendere la mia richiesta come mancanza di informazione oppure una via privilegiata per avere notizie. Domani sarà un giorno importante, l’inizio di una ripartenza, ma io sono pietrificata. La mia paura non dipende solo dal clima di terrore generato dalla pandemia, ma anche, molto semplicemente, dalla possibilità di infrangere la legge.

Tempi straordinari richiedono misure straordinarie, non sarò di certo io a discutere del lavoro svolto fino ad oggi, ma vorrei capire esattamente in cosa esse consistano.

Il decreto del 26 Aprile, quello che regola la ripresa delle attività -mettendo in moto circa 4 milioni di italiani- caro Giuseppe, mi sembra incompleto, quantomeno oscuro. Il 27 Aprile, delle chiarificazioni sono state dispensate, ma ancora insufficienti per soddisfare la nostra curiosità.

Il 30 Aprile, finalmente, tu in diretta dal parlamento, io dalla sedia della cucina, ho pensato di ricevere delle delucidazioni: caro Giuseppe, sono rimasta atterrita.
L’economia linguistica insegna che ogni persona, quando decide di dare inizio all’atto locutivo, comunica le notizie necessarie al fine di far approdare l’informazione. Le aspettative create nell’ascoltatore sono quindi reali- e lecite- se pensa di ricevere un’informazione da colui che allude alla volontà di comunicarla. Ripensando all’ultima diretta, percepisco una collisione. Se le notizie che stavamo attendendo non sono state divulgate, allora quale era il vero fine del tuo discorso?

Abbiamo assistito ad una captatio benevolentiae perfettamente orchestrata. Oltre l’apologia alla legalità e al plauso del palese sforzo di ogni singolo cittadino in Italia, ti chiedo oggi, onestamente, quale fosse il punto d’approdo ricercato.

Considerato velocemente il problema sociale ed economico di cui adulti e bambini sono protagonisti, oltre alla lista dei progetti, dello studio, delle architetture di piani futuri (arrivando fino al 2023), hai dimenticato, forse, di rendere esplicito ciò che accadrà nell’immediato?

Guai a chi non riconosca la ricchezza della libera interpretazione, eppure un testo da analizzare è imprescindibile. Sorvolerò sulla polemica dei “congiunti”, di chi essi siano, poiché entrambi sappiamo che da domani potremo andare a visitare i nostri “cari”. Ma, poniamo il caso, io voglia accompagnare mia figlia dalla ginecologa,perché l’ultimo pap-test non è risultato negativo, dove mi collocherò rispetto a mia figlia- con la quale non convivo- e alla dottoressa?

Dove non arriva il buon senso, arriverà il dubbio e una scelta presa sulla base di un’emotività fin troppo stimolata negli ultimi due mesi.

Siamo in un limbo in cui possiamo intravedere da un lato la necessità di andare avanti, dall’altro la paura dettata dall’insicurezza, sia quella scatenata dal virus e i suoi esiti, sia dalle normative incerte e manchevoli. L’appello al buon senso degli italiani è chiaro, non è altrettanto trasparente quali siano le condizioni di questa presenza che consideriamo ontologicamente nel singolo dotato di intelligenza.
Certa di avere una risposta al più presto,
Ti abbraccio forte,
Silvia”

Con questo ultimo tramonto, carico di una folle nostalgia, ci addentriamo in una fase caratterizzata dalle sole sicurezze che lasciamo alle spalle; imprigionati nella dicotomia Paura-Speranza, ci auguriamo che il movimento, lontano da un loop drammatico, sarà tutto proiettato in avanti. Il mio consiglio è di avere fiducia in un futuro splendente: prospettiva consolatoria, alienante, e certamente valida, fino alle 9.00 del 4 maggio.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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