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Chi, ascoltando “My heart will go on” di Céline Dion, non immagina Jack e Rose sulla prua del Titanic? E chi non si è innamorato di Roma seguendo Audrey Hepburn in giro per la Città Eterna su una Vespa? Emergenza cinema: la cultura sotto attacco. Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Il cinema, definito “la settima arte” dal critico Ricciotto Canudo, ha influenzato atteggiamenti e fatto nascere tendenze. Ha dato forma a nuovi ideali ed esorcizzato i tabù della nostra società. Tuttavia i Dpcm degli ultimi mesi hanno dismesso il settore troppo facilmente. Ci si dimentica, forse, che il cinema è innanzitutto cultura.

La prima ondata di Covid-19 ha già colpito severamente l’industria cinematografica. Dalla chiusura dei set alla decisione di rimandare l’uscita di film molto attesi, fino al debutto dei titoli sulle piattaforme di streaming. In Italia il decreto del 12 Giugno 2020 ha regolamentato l’attività dei cinema dopo il lockdown nazionale. Soprattutto negli ultimi due mesi si era osservato un aumento delle sale aperte e dei biglietti venduti. Complici l’inizio della stagione autunnale e l’uscita di film di un certo calibro. Da menzionare per popolarità e temi affrontati:

  •  “After 2”, sequel del già campione di incassi “After” della scrittrice americana Anna Todd. Sulla scia di “Cime tempestose” di Emily Brontë, e delle più grandi storie d’amore di tutti i tempi, si intrecciano le vite dei due protagonisti. Coinvolti in una passione amorosa che cela in sé tutta la sua carica autodistruttiva, i due sono anche impegnati nella scoperta di se stessi e nell’inserimento nel mondo degli adulti. Un realistico e avvincente spaccato di vita di due ragazzi alle prese con le loro vite personali, con scelte di vita cruciali e con i loro sentimenti. Tra sfide e nuovi personaggi che minacciano di allontanarli, Hardin e Tessa condividono un amore epico, a tratti doloroso, che non permette loro di stare l’uno lontano dall’altra.
  • “Nomadland” di Chloé Zhao, vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia. Il “Far West”, luogo simbolico della storia americana e dell’immaginario collettivo, torna sotto i riflettori per parlare di una società che spesso dimentica le persone. In ideale continuità con la vicenda della Beat Generation, i nomadi del XXI secolo sono la versione moderna di quella classe di “outsider”. I fautori di uno stile di vita e di valori in contrasto con il modello capitalista. Non l’immagine di un’America scintillante e metropolitana, ma di un territorio dai grandi spazi e abitato da una comunità emarginata e solidale. Una testimonianza o, se vogliamo, una denuncia per acquisire maggiore consapevolezza del mondo in cui viviamo.

La Mostra d’arte cinematografica di Venezia, nata nel 1932, è il più antico e uno dei più prestigiosi eventi al mondo di questo tipo. Appuntamento annuale dal 1935, ha l’obiettivo di preservare e diffondere la tradizione cinematografica. Offre, inoltre, un palcoscenico internazionale ad alcuni tra i registi e gli interpreti più conosciuti del nostro tempo. Dopo mesi di incertezza, l’organizzazione della 77ª edizione (2-12 Settembre 2020) lancia un messaggio forte e chiaro: l’emergenza non è solo economica ma anche culturale. Per l’evento è stato elaborato un apposito sistema per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Questo ha permesso lo svolgimento delle attività e dimostrato che convivere con la pandemia è possibile.

Siamo attaccati da un nemico invisibile che colpisce l’economia mondiale e si insinua nelle nostre vite. I comportamenti sociali devono essere necessariamente rivisitati. L’opinione pubblica, tuttavia, non fa fronte comune. Anche a Venezia le tensioni non sono mancate: il critico d’arte Sgarbi ha baciato e stretto le mani senza indossare la mascherina. L’attrice abruzzese Sara Serraiocco, alla quale ha consegnato il premio Kinéo, è andata via dal palco fuori di sé. Tali comportamenti sono stati la scintilla che ha innescato un acceso dibattito tra pseudo-negazionisti e non. La frase pronunciata dal personaggio pubblico per l’occasione “E aggiungo, amiamo di meno” è l’espressione che meglio riassume un più ampio sentimento generale. Diffuso è, infatti, il sospetto che le misure adottate compromettano la privacy e le libertà essenziali privandoci in special modo della nostra umanità.

Noi non conosciamo l’effetto che il cinematografo deve aver esercitato sui primi spettatori. Dopo secoli, quello che si offrì ai loro occhi fu la magia di immagini in movimento. La società in cui viviamo, invece, ci sottopone ogni giorno ad un flusso incessante di immagini di ogni tipo. Nonostante ciò, il cinema rimane un potente catalizzatore sociale, luogo di appuntamenti e ritrovi amichevoli. Esso è un’opera d’arte totale, di wagneriana memoria; ma anche evasione dalla realtà, vivere mille vite, mille storie. Il cinema permette di dare un nome e di fronteggiare le nostre più profonde emozioni, di creare le nostre trame, di dare risposte alle domande esistenziali.

Quello che non si evince dai decreti emanati a più riprese e dalle statistiche consultabili su Internet sono proprio i valori del cinema. Questi sono alla base dell’incremento di spettatori e di sale aperte, nonostante la minaccia Covid-19. Essi costituiscono le ragioni per cui le persone amano il cinema e aspettano con ansia l’uscita di nuovi titoli. Intanto l’ultimo decreto del Governo impone la chiusura di cinema, teatri e musei e  mette in pausa il nostro settore culturale. C’è da sperare, a questo punto, in un’inversione della direzione di marcia. L’impatto economico di questa decisione non grava solo sui cittadini direttamente coinvolti, fermi restando gli aiuti promessi. Questa è un’emergenza culturale e per tutto quello che il cinema rappresenta non possiamo permetterci di perderlo.

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