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La crisi nel mezzo dell’emergenza

Il 30 marzo 2020, con 137 voti favorevoli e 53 contrari, il Parlamento Ungherese, Országház, ha votato un provvedimento che dichiara lo stato di emergenza nazionale, sine die, in seguito alla crisi scatenata dal Coronavirus. Questo provvedimento prevede, oltre a un estensione illimitata dello stato di emergenza, anche la sospensione di tutte le attività parlamentari e di eventuali elezioni e, inoltre, consente al solo esecutivo di governare tramite decreti legge.

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Il governo, infatti, potrà introdurre misure eccezionali per garantire la stabilità della vita dei cittadini. Potremmo dire, senza rischiare di esagerare, che si tratta di una delega di pieni poteri al Primo Ministro, Viktor Orban, che sarà l’unico a poter sospendere il regime di emergenza. Adam Kovacs, ambasciatore ungherese in Italia, ha rimarcato inutilmente che il Parlamento continua ad emanare le sue funzioni e che i poteri di Orban non sono illimitati. Dico inutilmente perché in realtà il Országház può solo ratificare ciò che il Primo Ministro decide.

Miscela di euroscetticismo, populismo e conservatorismo nazionale, Orban si è spostato durante la sua carriera da posizioni liberali a posizione radicalmente di destra nazionalista. Secondo Federico Argentieri, professore alla John Cabot University, la sua politica si basa sul magiarizzare il capitalismo nazionale in modo tale da creare una classe borghese autoctona e sull’esautorare dalla vita politica gli eredi per partito comunista così da “purificare” il paese dai residui dell’esperienza comunista.

Dal suo insediamento nel 2010 ha varato una serie di leggi restrittive non solo della libertà dei media ma anche delle libertà politiche e civili. Non sorprende quindi che il suo primo provvedimento in questa situazione di emergenza sia un decreto con il quale si impedisce ai transgender il cambio di sesso: infatti da adesso in poi non sarà più possibile registrare sui documenti di identità il nuovo gender di colui che avrà cambiato sesso. E’ una misura necessaria nella lotta contro il Covid19? Piuttosto non era necessario che Orban prendesse misure di sicurezza precedentemente invece di seguire la scia “negazionista” di Bolsonaro e Trump?

Ad opporsi a questa presa di potere, ci sono le ONG, i partiti ungheresi d’opposizione, osservatori dell’unione europea. Sembra evidente, infatti, che questa legge di emergenza sia ben lungi dall’essere stata emanata per contrastare e fermare l’avanzata del virus. Piuttosto appare come un modo per stabilizzare senza una data di scadenza il potere sovranista.

Non sorprende quindi che i primi “auguri” di buon lavoro dall’Italia arrivino da Matteo Salvini. Mentre dalle file di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni afferma che “non vi è alcuna differenza tra Conte e Orban” o meglio, a suo parere,” la differenza sta nel fatto che il secondo è stato eletto dai cittadini”.

Questo tentativo di paragone è decisamente azzardato e forse bisognerebbe ricordare che se l’onorevole Meloni è libera di fare questo confronto e se a noi è, purtroppo, consentito di ascoltarlo, è perché abbiamo la fortuna di non vederci privati di diritti civili e libertà di stampa. Il nostro paese, nonostante la grave situazione in cui si trova, sta riuscendo a mantenere un assetto democratico emanando decreti di vera utilità nella lotta al virus.

L’Ungheria è quindi in un vero momento di crisi. Da una parte ci troviamo di fronte a un emergenza sanitaria: infatti la sanità ungherese si trova in condizioni precarie (anche a causa di tagli fatti proprio da Orban) ed è difficile stabilire il numero dei contagiati in quanto solo chi ha sintomi gravi può essere sottoposto al tampone.

Dall’altra l’Ungheria, paese estremamente polarizzato, si ritrova con un regime populista pronto per essere insediato. Sicuramente è da molti anni che  ha una guida semi-autoritaria, contro  la quale l’Europa non è mai intervenuta in modo deciso ed è ovvio che in questo momento di difficoltà l’UE abbia altre priorità rispetto ad Orban, il quale però si ritrova con un saldo potere nelle mani. Abbiamo forse dimenticato a cosa ha portato l’assunzione dei pieni poteri da parte di personaggi razzisti, omofobi e con leggere manie di grandezza? Ci auguriamo quindi che alla fine di questa pandemia, l’Unione Europa non cederà di fronte a una così palese violazione dei suoi valori di base.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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