Situata vicino l’università di Tor Vergata nell’omonima zona della capitale, la Vela di Calatrava è un’opera architettonica rimasta incompiuta. L’immagine di questo edificio è nota a moltissimi romani, e probabilmente la sua storia è conosciuta in tutto il paese. Il progetto inizialmente aveva sicuramente lo scopo di portare all’Italia maggior visibilità internazionale, utilizzando due strumenti che molte altre nazioni hanno dimostrato essere efficaci per migliorare la propria immagine dentro e fuori il paese: lo sport e i nuovi progetti infrastrutturali. L’opera però ad oggi non è ancora terminata, e il suo cantiere fatiscente presenta una foto della capitale italiana opposta a quella sperata. Vedere nel dettaglio la storia del progetto di Calatrava può portare a molte riflessioni riguardo a come grandi progetti come questo vengono gestiti in Italia. A Roma, molti si pongono domande diverse riguardo il futuro del cantiere: va definitivamente abbandonato e demolito o va terminato ed eventualmente riqualificato? A queste domande ci sono diverse risposte, ed alcune sono audaci quanto (se non più) del progetto iniziale.

Il progetto della Città dello sport

Il vero nome del progetto inizialmente era “Città dello sport”. Era stata progettata dal famosissimo architetto Santiago Calatrava per ospitare i mondiali di nuoto che si sono tenuti a Roma nel 2009. Un progetto visionario di un architetto di prestigio per un evento molto importante, che avrebbero aiutato l’Italia a superare la candidatura della città di Yokohama per ospitare la competizione. Ciò che rimane oggi della Vela di Calatrava però è un cantiere fatiscente, definito da molti come una vera e propria città fantasma. Il motivo per l’abbandono dei lavori è stato principalmente il vertiginoso aumento dei costi, che ha fatto sì che la costruzione non fosse pronta per l’evento sportivo. Da allora si continua a dare una giustificazione all’esistenza del cantiere, sperando che possa trasformarsi in futuro in un’opera compiuta. Col passare del tempo però questa prospettiva sembra diventare sempre più irrealistica, e già da diversi anni l’opinione che ciò che è stato finora fatto vada demolito è comune nei dibattiti della capitale. Nel 2020 la Vela è tornata ad essere discussa, dato che nella legge di bilancio proposta inizialmente erano stati previsti 325 milioni di euro per continuare la costruzione della città dello sport. Purtroppo, questi sono stati drasticamente tagliati a soli 3 milioni, da spendere in tre anni per il mantenimento del cantiere.

Una nuova possibilità per la Vela di Calatrava

Con il PNRR la questione legata alla costruzione dell’architetto spagnolo è di nuovo rinata, grazie soprattutto al progetto della “Città della conoscenza” proposto da Antonella Canini, professore ordinario di botanica all’università di Tor Vergata e direttrice dell’orto botanico della stessa. Con questo progetto si cerca di trasformare la zona di Tor Vergata in un vero e proprio catalizzatore di sviluppo basato sul modello della open innovation. In un documento sul sito della Professoressa Canini, infatti, viene mostrato come il quadrante di Tor Vergata presenti diversi fattori che possono favorire l’innovazione, i quali però sono resi meno efficaci dalla compresenza di elementi negativi (ad esempio un deficit di infrastrutture chiave) che creano un considerevole gap tra la realtà della zona e il potenziale che invece potrebbe esprimere. Per evitare quindi di incorrere in gravi perdite non solo economiche, date soprattutto dallo spreco di fondi per l’opera incompiuta, ma anche sociali, per le mancate opportunità offerte alla capitale, il progetto cerca proprio di chiudere questa discrepanza.

La Città della conoscenza recupererebbe la vela che sorge attualmente, per trasformarla in un centro di dimostrazione e divulgazione per favorire la ricerca e lo sviluppo. L’area inoltre sarà apprezzabile non solo per studenti e ricercatori, ma anche per i residenti e per i visitatori, che potranno godere di strutture di tipo ricreativo che aiuteranno l’area a svilupparsi e ad attirare turisti anche nelle zone più periferiche. Alla Città della conoscenza dovrebbe inoltre essere affiancata, nella seconda vela prevista inizialmente per i mondiali di nuoto del 2009, la costruzione della “Città dell’innovazione”, che potrà accogliere grandi eventi di tipo sportivo o culturale. In questo modo l’università trova un modo di recuperare l’investimento del progetto dell’architetto spagnolo, fornendo anche beneficio alla collettività e rispondendo a bisogni impellenti, quali la domanda per gli spazi per la didattica dell’università.

Buone speranze per gli impatti a Roma e in Italia

Il progetto per la Vela di Calatrava è ispirato al Parc de la Villette a Parigi e ai Gardens by the Bay di Singapore. Questi sono esempi di come progetti del genere abbiano fortissime ricadute positive sulle città. Si prevede quindi che la Città della conoscenza avrà un impatto ampio e complesso, e che sarà in grado di portare diversi tipi di benefici non soltanto a livello locale o cittadino, ma anche sul piano nazionale. Per quel che riguarda il primo aspetto, la realizzazione dei lavori trasformerebbe un’area della città che oggi si presenta come particolarmente trasandata, inquinata e con ampi spazi di vegetazione avvizzita e non curata. Tor Vergata potrebbe diventare un quartiere esempio di come sia possibile rendere aree periferiche vivibili e vivaci. Gli effetti positivi sarebbero però apprezzabili anche sul piano nazionale, dato che la Città della conoscenza darebbe un impulso importante alla ricerca e alla divulgazione nel nostro paese, che attirerebbe studenti e ricercatori da tutto il mondo, oltre che diverse imprese e startup. È forse per questi motivi che la Regione Lazio ha deciso di valorizzare questo progetto, e riporta sul suo sito che verranno stanziati 350 milioni di euro per la realizzazione della Città della conoscenza.

Da alcune interviste condotte tra alcuni studenti ed ex studenti dell’ateneo di Tor Vergata, si evince come molti di loro già da tempo sperano in una trasformazione della costruzione in strutture per l’università (come per esempio poli sportivi). Viene inoltre spesso alla luce il fatto che il cantiere non viene considerato come un vero e proprio elemento di disturbo, quanto semmai come un’opportunità da cogliere.

Una sfida che è importante raccogliere

Per molti anni la questione legata alla vela di Calatrava ha suscitato pareri molto discordanti. Il cantiere è diventato un vivido simbolo del problema di malagestione che affligge gravemente il nostro paese. La sua presenza ha contribuito all’immagine di degrado e non curanza delle periferie orientali di Roma. Immagine, questa, che sfortunatamente si riflette anche in qualche modo sull’importante università che sorge a Tor vergata. Chiaramente la vela non è la causa dei problemi della zona, ma sicuramente è un indice importante, che non consente una valutazione positiva della gestione dei progetti romani. Per questo motivo è importante prendere in considerazione nuovi progetti, per cercare di ribaltare questo paradigma. Dare vita alla costruzione pensata dall’architetto spagnolo, infatti, porterebbe un beneficio sicuramente positivo alla zona tanto quanto (se non più di quanto) attualmente stia contribuendo all’immagine fatiscente che permea l’area. Questo è il risultato sperato da molti degli studenti di Tor Vergata, che vedono nella vela una grande occasione mancata in passato, ma al tempo stesso una grande possibilità per il futuro

Ripensare la Vela di Calatrava è oggi come in passato sicuramente una grande sfida, non solo per Roma, ma per tutta l’Italia. Vincerla significherebbe dimostrare che il nostro paese è in grado di gestire e portare a termine grandi progetti. Chiaramente le vicende della costruzione della Città dello sport generano molto scetticismo riguardo alla capacità di poter vincere questa prova. Il PNRR potrebbe rivelarsi una carta vincente, che se giocata correttamente aiuterà a raggiungere importanti progressi nella costruzione ormai immobile da diversi anni.

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