Le guerre tribali insanguinano la Papua Nuova Guinea

Tra la fitta vegetazione guineana da diverso tempo si consuma un conflitto atroce; uno scontro tribale che non smette di mietere vittime. Con il tempo anzi, è mutato, evolvendosi e trasformandosi con il passaggio dai tradizionali archi e frecce alle armi da fuoco. Un conflitto che non risparmia nessuno: i morti si contano a decine ogni anno anche tra anziani, donne e bambini!

In un paese caratterizzato da instabilità politica, guerre civili e tentati golpe militari sembra davvero difficile trovare una soluzione a tanto spargimento di sangue.

Storia e geografia

La Papua Nuova Guinea è situata nel continente oceanico, bagnata dall’oceano pacifico; è uno stato indipendente all’interno del Commonwealth britannico. È una meta turistica esotica per molti vacanzieri provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e dalla vicina Australia ma, lontano dalle spiagge immacolate, la situazione è tutt’altro che serena.

Indipendenza

Il 16 settembre 1975, dopo 2 anni di autogoverno, la Papua Nuova Guinea ottiene l’indipendenza. Le elezioni del 1977 confermarono al potere Michael Somare, già alla guida del paese dal 1972.

Negli anni successivi il governo presieduto da Somare continuò a stare al potere “a singhiozzo”: l’instabilità politica la fece da padrone. A periodi di governo Somare se ne alternarono altri molto brevi che si conclusero sempre con il ritorno al potere di Somare stesso.

Bougainville

La Papua Nuova Guinea ha combattuto una sanguinosa guerra civile dal 1988 al 1998 contro la provincia autonoma di Bougainville. Questa provincia, per mezzo di una insurrezione armata ha provato ad ottenere la propria indipendenza dal governo guineano.

La guerra civile ha lasciato un numero di vittime stimato, con una precisione decisamente approssimativa, tra il migliaio e (più realisticamente) due decine di migliaia. Tra il novembre ed il dicembre del 2019 in Bougainville si è svolto un referendum non vincolante. Le alternative del voto riguardavano:

– l’aumento degli spazi di autonomia della provincia o

– la totale indipendenza.

Con la schiacciante maggioranza di 98,3% ha vinto la proposta di totale indipendenza. Pur non essendo vincolante, un risultato dettato da una percentuale così alta risulta difficilmente ignorabile dal governo centrale.

Gli USA, sempre attenti ad ogni movimento di politica internazionale, hanno salutato con favore il risultato democratico, sul proprio profilo twitter e si sono dichiarati “pronti a supportare i nostri partner nelle prossime fasi di questo processo”.

Colpo di Stato fallito (2012)

Nel 2012, durante il mandato del primo ministro Peter O’Neill, c’è stato un tentativo di golpe militare, poi fallito. A capo del commando di rivoltosi vi era l’ex colonnello dell’esercito Yaura Sasa; arrestato e condannato dal governo centrale per ammutinamento.

L’attuale primo ministro è James Marape del partito Pangu.

Interessi internazionali in Papua Nuova Guinea

La PNG è un paese molto importante per quanto riguarda le attività estrattive.

In particolar modo vi si estraggono oro e rame; in questo settore il paese è nella top 20 a livello mondiale.

Non mancano, inoltre, le industrie che ricavano nickel, argento, cobalto, petrolio e gas.

Anche l’Unione Europea, per mezzo del proprio ambasciatore Ioannis Giogkarakis-Argyropoulos ha intensificato i contatti con la Papua Nuova Guinea al fine di aumentare gli investimenti europei nello stato oceanico e, allo stesso tempo, migliorare l’importazione in Europa di prodotti provenienti da esso.

Conflitto tribale

In un territorio come quello guineano, ci sono delle zone all’interno delle quali la legge governativa non ha nessun valore.

In alcune aree le tribù autoctone Tinalapin e Sambe si combattono a vicenda per il controllo delle terre, per l’approvvigionamento di materiali e corsi d’acqua o, sempre più spesso, semplicemente per “pareggiare i conti”.

Un esponente della tribù dei Tinalapin ha dichiarato in un intervista al “The Guardian Australia” :  <<Nella nostra cultura non si dimenticano i morti in combattimento>>. Per questa ragione ogni scontro a fuoco che porta alla morte di un appartenente alla tribù rivale genera risentimento e necessità di “onorare i morti” compiendo una vendetta.

Il senso di appartenenza alla famiglia e alla propria tribù sono dei valori di gran lunga più importanti e più sentiti rispetto al senso di appartenenza ad uno Stato o alla medesima nazione. In altre zone, nella provincia di Hela, sono invece Homori e Kobala a contendersi il territorio.

Le armi da fuoco

Il conflitto va avanti da decenni. A seguito della guerra civile che ha portato alla separazione del Bougainville dal governo centrale della Papua Nuova Guinea, un flusso sempre più ingente di armi da fuoco si è riversato nel paese. Questa maggiore potenza di fuoco ha inevitabilmente fatto innalzare il conto dei morti in ogni scontro.

Massacro di Karida

All’alba del 8 Luglio 2019 nei pressi del villaggio di Karida, come atto di ritorsione per un precedente attacco, vengono incendiate delle abitazioni. Muoiono 18 persone tra donne e bambini. Sembrerebbe trattarsi di una vendetta per l’assassinio di 3 donne e 4 uomini compiuto il giorno precedente in un villaggio confinante.

Si tratta di una preoccupante escalation di violenza alla quale lo Stato non sembra potere o volere rispondere. Le forze di polizia governative non sanno come opporsi a questo genere di violenze ed in molti casi, sembrerebbe, non abbiano neanche intenzione di intervenire per paura di ritorsioni.

Questa situazione di instabilità e perenne precarietà, sotto un certo punto di vista, “fa comodo” ai vari attori internazionali che operano nella zona perché garantisce un livello di sviluppo locale molto minore. Di conseguenza gli stipendi restano bassi e la ricattabilità sul posto di lavoro molto più alta, data la vastità di manodopera disponibile.

Sono davvero poche le speranze che un conflitto tanto sanguinoso quanto anacronistico come quello in corso tra le tribù in PNG possa volgere al termine nel minor tempo possibile. In un’epoca di globalizzazione economica e di interessi sempre più sovranazionali centinaia di persone all’anno perdono la vita per un conflitto estremamente localizzato mentre, tutt’attorno, compagnie estrattive devastano il volto selvaggio dell’isola per il proprio tornaconto.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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