Di luoghi abbandonati in Italia ce ne sono tanti, ognuno con la sua storia pregressa. Troppo pochi hanno un futuro e la maggior parte è dunque costretta ad un presente di deperimento e marcescenza.

La città di Roma è piena di edifici costruiti con scopo abitativo o produttivo che, ad un certo punto, per le ragioni più svariate, hanno perso di interesse per il proprietario e sono stati lasciati a loro stessi.

In alcuni casi però qualcuno di essi riceve nuova linfa e torna in vita, magari con uno scopo completamente diverso da quello originariamente pensato.

È la storia dell’ex fabbrica Fiorucci di Roma in via Prenestina 913, oggi occupazione abitativa e “Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia” (MAAM).

L’occupazione abitativa

Più di 30 anni fa il salumificio chiude i battenti, per spostare la sua attività produttiva a Pomezia, lasciando un enorme edificio abbandonato ad abbruttire ed ingrigire la periferia romana di Tor Sapienza.

Nel Marzo del 2009 un nutrito gruppo di persone coordinate dal movimento di lotta per la casa “BPM” (Blocchi Precari Metropolitani) occupa a scopo abitativo la struttura, che nel frattempo era stata acquistata dalla Salini SRL.

Nell’ex fabbrica Fiorucci la provenienza geografica e la cultura d’origine delle persone che vi abitano è molto variegata: ci sono persone sudamericane, nord africane, dell’Africa sub-sahariana, est europee ed anche Rom.

Quello della casa è un diritto sancito dalla Costituzione in Italia ma, purtroppo per molte persone resta un principio solamente teorico. È questa la motivazione che le spinge ad ovviare al problema provando a costruire la propria abitazione all’interno di un edificio dismesso.

È per questo motivo che l’occupazione prende il nome di Metropoliz città meticcia.

La svolta artistica

Nel 2012 l’artista e antropologo Giorgio De Finis ed il film maker Fabrizio Boni danno vita al primo progetto artistico intitolato “Space Metropoliz”.

Per rispondere alle minacce di sgombero e all’intolleranza razzista e ottusamente legalitaria di alcune persone del quartiere che li invitava ad andare via, gli occupanti ideano un documentario che avrebbe testimoniato la preparazione, in chiave allegorica, di un razzo incaricato di trasportare sulla Luna la città occupata di Metropoliz.

“Se sulla Terra non c’è posto per noi, allora lo cercheremo sulla Luna” è questo il messaggio che gli artisti, coinvolgendo gli occupanti vogliono trasmettere.

La metafora del viaggio sulla Luna si fa concreta nelle opere d’arte che vengono costruite ispirandosi a questa idea: viene realizzato un razzo in acciaio, oltre ad una grande varietà di sculture, pitture murali ed altre creazioni tematiche.

 

Nasce il museo

Il fermento creativo iniziato con il progetto di “allunaggio” non si arresta e, da quel momento in poi, molti artisti scelgono di dare il proprio contributo donando un’opera o disegnando sui muri dell’occupazione.

Nasce quindi la volontà di trasformare l’edificio in un museo d’arte, senza che venga meno la sua funzione di occupazione abitativa. Nasce il primo museo abitato del mondo!

Il museo è visitabile, grazie all’impegno degli abitanti che ne hanno cura e lo aprono al pubblico ogni sabato del mese.

Visita guidata

Ho visitato il MAAM accompagnato nel tour del museo da Irene, attivista di BPM e per l’occasione guida turistica per me e per le altre persone presenti (alcune delle quali giunte a Roma dall’Olanda).

Dopo una breve introduzione storica sulla nascita dell’occupazione abitativa e del museo inizia il tour delle varie opere d’arte.

Quello che emerge è una grande varietà di contributi artistici, alcuni dei quali richiamano fortemente il ruolo originale di salumificio della struttura e parlano quindi di liberazione animale e delle loro sofferenze. Molte altre opere parlano direttamente degli abitanti attuali dello spazio, quindi di migrazione e nuove opportunità. Non manca lo componente surreale e fantasiosa.

L’idea del museo, ci dice Irene, è quella di creare una “Barricata d’arte” ovvero tutelare l’esistenza di uno spazio abitativo difendendolo con il valore artistico delle opere contenute al suo interno.

Aggiunge anche che alcune delle opere del MAAM sono state esposte anche al MACRO (il museo dell’arte contemporanea di Roma) a dimostrazione del fatto che il loro valore artistico trascende la realtà degli spazi occupati.

Per formalizzare e rendere più efficace questo tentativo di difesa artistica dell’edificio, gli abitanti e le abitanti di Metropoliz hanno avviato la procedura per candidare il MAAM a patrimonio dell’Unesco.

Idea affascinante ma non riproducibile

Sottrarre uno spazio all’abbandono e all’incuria per trasformalo in un museo è un progetto affascinate e interessantissimo. Aiuta ad uscire dall’ottica che impone di ragionare solo in termini di valore economico e aggiunge il valore artistico all’equazione.

Non è possibile però trascurare che la destinazione d’uso principale di Metropoliz è, attualmente, quella abitativa, il che solleva una questione fondamentale.

L’emergenza abitativa a Roma è un problema enorme che richiede una soluzione di carattere strutturale.

Per quanto possa stupire l’idea di una casa-museo, si tratta di un unicum, di un progetto difficilmente riproducibile.

È impensabile che chiunque si trovi senza una casa possa immaginare di occupare un posto e trasformalo in un museo per evitare di essere sgomberato.

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