Con l’avvento e il progressivo sviluppo della rivoluzione digitale, in cui la stragrande maggioranza della popolazione mondiale è ormai coinvolta, il dibattito politico, l’informazione quotidiana e l’intrattenimento si sono spostati in rete, accostandosi ai mass media più datati e, a volte, addirittura rimpiazzandoli. La sempre crescente affermazione dei social network all’interno della quotidianità di milioni di utenti in tutto il mondo, ha spinto numerose aziende e brand più o meno noti a cercare nuovi sbocchi per la promozione dei propri prodotti. Così come la televisione ha le sue stelle ad attrarre i telespettatori davanti al piccolo schermo, così Facebook, Instagram e Tik Tok hanno i loro nuovi astri nascenti che, seguiti da migliaia di persone, vengono sfruttati dai brand (con regolare contratto) per sponsorizzare i propri prodotti: è il fenomeno, ormai noto, dell’influencer.

Lungi dallo svolgere meramente un ruolo pubblicitario, l’influencer è in grado di smuovere le coscienze dei propri followers su tematiche sociali e politiche, finendo per essere rispettati o temuti dagli stessi membri dei parlamenti e delle istituzioni a cui, spesso, le star del web si sostituiscono nel parlare ai più giovani. Quanto la politica tema il potere dei social è evidente dall’attualità: Vladimir Putin, successivamente all’inizio dell’invasione russa sul territorio ucraino, ha chiuso nel suo Paese l’accesso ai social network più in voga per tutelare, in tal modo, la visione unica della propaganda russa su cui gran parte del conflitto si regge. Ma, come vedremo, le vie del web sono infinite.

Professione influencer: chi sono e che ruolo giocano nella società contemporanea

Sul sito dell’Accademia della Crusca, alla voce “influencer”, è riportata la seguente definizione: “Personaggio popolare soprattutto in rete che è in grado di influenzare l’opinione pubblica riguardo a un certo argomento“. Sin da subito possiamo notare come il marketing, in questa descrizione, c’entri ben poco. Infatti, primariamente un influencer è una persona che, seguita da un numero consistente di individui, pubblica contenuti relativi ai suoi interessi, hobby o passioni sia sui vari social network (principalmente, oggi, Instagram e Tik Tok), sia su piattaforme e canali specifici (YouTube, blog, podcast…).

Solo secondariamente, il consistente numero di interazioni ricevute dagli utenti (visualizzazioni, commenti, likes…) viene impiegato nell’implementazione di strategie nuove nell’ambito del marketing. Questo, infatti, sta diventando abile nello sfruttare la grande abilità comunicativa di diverse stelle del web che, creando un rapporto dinamico e interattivo con i propri followers, possono essere impiegate come sponsor per determinati prodotti che ben si sposano, magari, con l’attitudine dell’influencer stesso e con i contenuti pubblicati sui suoi profili social. Questo, però, è solo un aspetto di questo nuovo mondo, che risulta essere molto più complesso di come potrebbe apparire ad un occhio distratto.

Rifacendoci alla definizione riportata dall’Accademia della Crusca, infatti, ne abbiamo riconosciuto la capacità di influenzare l’opinione pubblica rispetto a determinate tematiche. È necessario, a questo punto, aprire una piccola parentesi sulle modalità attraverso cui ci informiamo quotidianamente. Al giorno d’oggi, gran parte dell’informazione che recepiamo proviene da giornali online e siti che pubblicano sui propri profili social le news più importanti che, in tal modo, giungono al lettore molto prima rispetto alle edizioni cartacee dei quotidiani o all’informazione trasmessa dai telegiornali. Per l’utente possessore di smartphone e tablet, è sicuramente più comodo “scrollare” la homepage dei principali social network alla ricerca di notizie fresche, piuttosto che recarsi in edicola ad acquistare un giornale.

Accade così che gli approfondimenti politici su tematiche di rilievo, che trovano ancora spazio nei quotidiani cartacei o in talk show televisivi, acquisiscano oggi maggior presa sul pubblico attraverso i social network, dove ad offrire la propria opinione su questioni politico-sociali non sono solo esperti in questo o in quello specifico settore. È così che influencer più o meno noti sul web esprimono la loro opinione su questioni etiche, sociali e politiche di rilievo, tra cui neanche la guerra russo-ucraina è risparmiata. Spesso, questa popolarità è sfruttata a fin di bene: è il caso dell’allora Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte che, al principio della campagna vaccinale, chiese al rapper Fedez di sensibilizzare i suoi moltissimi followers sull’importanza di vaccinarsi contro il Covid-19.

A volte, poi, personaggi con un grande seguito utilizzano le piattaforme social come mezzo per condurre vere e proprie battaglie politiche. Un esempio calzante è Giorgia Soleri, influencer e attivista politica che, affetta da vulvodinia, porta avanti sui social e nelle piazze una battaglia affinché che la sua malattia venga riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale. Attraverso l’esperienza condivisa sui social, molte giovani donne si sono ritrovate nella condizione di dolore descritta frequentemente da Giorgia, sentendosi così parte di una comunità decisa a combattere strenuamente per richiedere il diritto alla salute che gli spetta.

Se l’influencer, in quanto fenomeno di marketing, possiede già una sua deontologia specifica e un codice etico cui tener conto nello svolgimento della professione, diverso è il caso in cui questi personaggi noti esprimano opinioni in merito a questioni di rilevante importanza politico-sociale, registrando migliaia di visualizzazioni. Sappiamo ormai come i social network possano essere sfruttati come cassa risonante per delle giuste cause, come gli esempi che ho riportato pocanzi dimostrano, ma sforziamoci di pensare anche al contrario: cosa accadrebbe se il messaggio veicolato da un influencer contenesse al suo interno contenuti potenzialmente pericolosi? Era sotto gli occhi di tutti la forza attrattiva dei social quando, il 6 gennaio 2021, un’orda di sostenitori di Donald Trump assaltò il Congresso degli Stati Uniti perché, almeno in parte, proprio l’ex Presidente USA ne aveva infuocato gli animi sui suoi profili.

Di certo il Presidente degli Stati Uniti non è paragonabile ad un influencer qualsiasi, ma quel terribile episodio ci ha mostrato l’immensa forza aggregativa dei social network che, se sfruttata allo scopo di azioni negative, può rappresentare un reale problema per l’ordine costituito.

Guerra in Ucraina e propaganda politica: Putin chiude i social network 

A margine del discorso sugli influencer e sul loro ruolo all’interno della società, è doveroso far riferimento all’attualità e, nello specifico, alla Russia di Putin dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina. Il governo russo, che mai ha rappresentato un virtuoso esempio nella tutela dei diritti umani, ha stretto ancor di più, in questo periodo, le maglie della censura al dissenso politico interno. Se il disaccordo nei confronti della guerra, infatti, si è espresso più volte nelle manifestazioni di piazza a costo di numerosi arresti tra la popolazione, anche il web e i social network giocano un ruolo importante, rischiando di minare alle fondamenta l’abile propaganda orchestrata dal Cremlino.

Veronika Belotserkovskaya (nota come Belonika), nota food blogger del Paese, è finita del mirino di Mosca per aver diffuso “fake news” sull’ “operazione militare speciale” svolta dai russi in Ucraina. La donna si era espressa senza mezzi termini contro l’avanzata delle truppe russe, definendole “cannibali con le fauci insanguinate“. Secondo una nuova legge introdotta nel Paese, l’influencer rischia fino a quindici anni di carcere in aggiunta al pagamento di una multa dal valore di tre milioni di Rubli. La nuova legge introdotta il 4 marzo scorso, infatti, punisce proprio chi è ritenuto responsabile della diffusione di presunte fake news ai danni della narrazione propagandistica che Mosca fa della guerra in Ucraina.

Il Cremlino, conscio del potere incontrollabile dei social network e dei possibili messaggi di dissenso veicolati da influencer in grado di comunicare a migliaia di utenti, dal 4 marzo ha progressivamente chiuso l’accesso alle principali piattaforme sul web. Nel mirino del governo sono finite, infatti, Facebook, Twitter e, dall’11 marzo, anche Instagram provocando le ire e la disperazione di influencer e blogger per cui i social network costituivano il primo strumento di lavoro. E mentre in televisione anche i programmi di intrattenimento sono stati messi in pausa a favore della propaganda di guerra, diffusa mediante la messa in onda pressoché continua di dibattiti e programmi di approfondimento, il Cremlino tenta così di eliminare anche l’unica fonte di informazione alternativa a quella ufficiale. Anche uno dei social network più utilizzati dai giovanissimi, Tik Tok, ha subito delle forti limitazioni: come riportato dal Guardian, l’organizzazione no-profit Tracking.exposed ha rivelato che Tik Tok avrebbe creato una splinternet, ossia una frammentazione della rete globale che fa sì che gli utenti russi possano accedere solo a contenuti selezionati.

Come abbiamo anticipato ad inizio articolo, però, il governo russo sembra sottovalutare le potenzialità di Internet: al negato accesso ai principali social network, infatti, corrisponde un’impennata nelle vendite di Virtual Private Network (VPN) in Russia. I VPN, oltre a mascherare il veritiero indirizzo Ip dell’utente, simulano anche una posizione geografica diversa da quella in cui realmente ci si trova. In questo modo è possibile, quindi, accedere dalla Russia su siti o servizi bloccati. In moltissimi stanno già utilizzando questo strumento per poter tornare al proprio lavoro, come la fashion influencer Karina Nigay e anche Kseniya Sobchak, seguita da milioni di persone e che, dopo aver criticato il regime, è stata costretta a lasciare il Paese.

Insomma, la propaganda politica al tempo degli influencer, seppur sembri sempre averla vinta su narrazioni divergenti, presenta non pochi ostacoli sul proprio percorso.

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