“Il divo” è un film di Paolo Sorrentino che ripercorre la vita del politico Giulio Andreotti alla fine degli anni ’90, quando era alla guida del suo settimo e ultimo Governo nonché chiamato in giudizio a Palermo per l’accusa di collusione con la mafia. Il titolo del film fa riferimento al soprannome dato da Carmine Pecorelli, giornalista italiano di spicco e fondatore dell’Osservatore politico, il quale riprese l’appellativo scelto per il console e dittatore romano Giulio Cesare.Il divo” di Sorrentino: un ritratto inedito di Giulio Andreotti vDirettore responsabile: Claudio Palazzi
L’epilogo di una lunga carriera politica: gli anni ’90

Sono gli ultimi anni alla guida di un Governo per Giulio Andreotti che risulta implicato in diverse inchieste: il suo partito è stato indagato per lo scandalo Tangentopoli, l’anno successivo alla sua elezione a senatore a vita nel 1992 è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa con Cosa nostra e dell’omicidio di Mino Pecorelli, colui che lo ha definito “Il divo”, ucciso nel 1979 in circostanze ancora non del tutto chiare. Oltre alla sua morte sono riconducibili al senatore a vita numerose altre: il Generale Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, i banchieri Roberto Calvi e Michele Sindona membri della Loggia P2 quest’ultimo uccise l’avvocato liquidatore della sua banca Giorgio Ambrosoli, da tutti questi omicidi insieme a quello di Moro inizia il film di Sorrentino. 

Media4tech di Claudio Palazzi

L’omicidio di Moro per mano delle Brigate Rosse nel 1978 ha segnato la vita di tutti e in particolare quella di Andreotti come si vede anche nel film. Allora il divo era a capo dell’esecutivo grazie allo stesso Moro che si era speso per la creazione di un governo di solidarietà nazionale, ottenendo i voti di quasi tutti i partiti incluso il PCI. Andreotti non ha mai esitato di fronte le richieste di liberazione del presidente del suo partito, la DC, tenendo la linea della fermezza insieme al PCI, contestata dal PSI e altri partiti minori.  

Il primo Governo Andreotti è del 1972, riconfermato poi nel 1973, il terzo del 1976 quando la mediazione di Moro è stata essenziale per l’astensione degli altri partiti al voto. Il quarto nel 1978, al momento della fiducia al Governo giunge in Parlamento la notizia del rapimento di Aldo Moro dalle BR. Dopo la caduta di questo Governo nel 1979 seguirà un periodo in cui il divo uscirà di scena per tornare nel 1983 come Ministro degli Affari Esteri nel Governo Craxi, poi successivamente alla guida del Governo nel 1989 sostituendo De Mita grazie all’intesa con Craxi e Forlani, denominata CAF.

Prima di essere Capo del Governo ha ricoperto diversi ruoli, la sua carriera politica è iniziata nel 1944 grazie a De Gasperi che lo introduce dapprima nella Consulta Nazionale e poi come deputato della DC nell’Assemblea Costituente, fino al 1987 sarà deputato nel Parlamento italiano. É stato sottosegretario nel primo Governo De Gasperi del 1947 fino all’ultimo, mantenendo la carica anche nel successivo Governo Pella. Tra gli anni ’50 e ’60: diventa per la prima volta Ministro dell’Interno nel Governo Fanfani e poi Ministro delle Finanze nei governi successivi. In quegli anni nascerà nella DC anche la corrente andreottiana detta “Primavera”. È capogruppo della DC alla Camera dal 1968 al 1972.

La personalità di Giulio Andreotti

L’interpretazione di Toni Servillo, l’attore protagonista di molti film di Sorrentino, nelle vesti di Andreotti negli ultimi anni della sua vita politica è un’analisi profonda di questo personaggio dal carattere freddo, imperturbabile, che sembra non lasciar trasparire alcuna forma di umanità e allo stesso tempo dotato di una grande ironia come risposta alle “insinuazioni” che gli venivano rivolte. È interessante anche la sua relazione con la moglie Livia, forse l’unica verso la quale mostra il suo lato umano. 

Il divo è un appellativo che, come già detto, apparteneva a una figura illustre dell’Antica Roma, Giulio Cesare. Andreotti a suo modo ha avuto un ruolo influente nella Prima Repubblica italiana, negli anni del suo Governo ha saputo costruirsi una serie di alleanze che lo hanno reso il punto di riferimento per risolvere ogni tipo di difficoltà.

Ha creato un grande sistema clientelare e ha avuto l’appoggio della Chiesa, protetto da “Sua Sanità” il cardinale Fiorenzo Angelini, un rapporto molto controverso con la religione, corrotta al suo servizio. La stessa commistione con la corruzione che fa la Mafia idolatrando le immagini sacre, come strumento per trovare sostegno nelle comunità e imporsi più facilmente in un popolo che condivide la stessa fede. Andreotti è stato accusato di collusione con la Mafia, a detta dei pentiti è diventato uomo d’onore di Cosa nostra con il rito della puntura in cui si giura la propria fede davanti al boss, in questo caso Totò Riina. La spiegazione del grande sistema creato tra la Loggia P2, la Mafia e gli omicidi (Pecorelli, del Generale Dalla Chiesa, di Giovanni Falcone, dei banchieri Roberto Calvi e Michele Sindona e dell’avvocato Ambrosoli) dietro a cui si cela direttamente o indirettamente la figura di Andreotti, ci è data nel film. 

Nonostante le rivelazioni dei pentiti di Mafia, Andreotti è uscito indenne dal processo. Nel 2004 la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza decisiva per cui il reato di associazione per delinquere si è estinto per prescrizione e ha dato l’assoluzione per l’accusa di associazione mafiosa. In più bisogna ricordare il suo rapporto con Bettino Craxi, il leader del PSI condannato per lo scandalo Tangentopoli da cui fu travolta la DC ma non Andreotti, non chiamato in giudizio. “Il divo” di Sorrentino: un ritratto inedito di Giulio Andreotti

Conclusioni

“Il divo” è sicuramente un film da vedere (disponibile anche su Netflix), soprattutto per chi non ha conosciuto se non attraverso i libri di storia questo personaggio simbolo della politica italiana. Sorrentino è stato in grado di mostrare Andreotti ormai giunto al culmine della sua carriera politica attraverso i suoi stessi pensieri, la sua solitudine, il suo sguardo.

È un’immagine inedita di un personaggio considerato imperscrutabile, circondato da un alone di mistero che a causa delle indagini da cui viene travolto viene messo per la prima volta a nudo. La parola chiave di questo film è verità, quella cercata da tutte le persone che si sono scontrate con Andreotti.  

Giulio Andreotti ha visto il film quando è uscito e lo ha definito “una mascalzonata” ma siccome come lui stesso ha affermato più volte è un uomo dotato di grande umorismo, ha successivamente ritirato il suo pensiero. “Il divo” di Sorrentino: un ritratto inedito di Giulio Andreotti

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