L’AUMENTO DEI CONTAGI E L’IMMIGRAZIONE

Nell’ultima settimana, in Italia ci sono stati 8963 nuovi casi accertati di Covid-19, il 14% in più rispetto alla settimana precedente. È la settima settimana consecutiva in cui il numero di casi aumenta e questo trend ha fatto tornare prepotentemente il Covid-19 al centro del dibattito politico. Inoltre, il nuovo aumento dei contagi è arrivato in concomitanza con un nuovo aumento degli sbarchi. Nel cruscotto statistico giornaliero del Ministero degli Interni, infatti, è possibile osservare come gli immigrati sbarcati ad agosto 2019, ovvero 1268, siano stati molti meno rispetto a quelli di agosto 2020, ovvero 5327. L’aumento contemporaneo dei due fenomeni ha portato l’opposizione ad affermare che l’aumento dei contagi sia dovuto all’arrivo dei migranti.

Durante un comizio a Forte dei Marmi dello scorso 14 agosto, Matteo Salvini ha affermato che “l’unica vera emergenza legata al virus è legata agli sbarchi”. Il 16 agosto, invece, Giorgia Meloni ha scritto su Facebook che “Se il governo ritiene opportuno chiudere le discoteche per fronteggiare l’emergenza, allo stesso modo deve chiudere con la massima urgenza i porti agli sbarchi illegali. Non si può continuare a ignorare il legame tra aumenti dei contagi e immigrazione clandestina”. Nei giorni successivi, i loro profili social hanno continuato a condividere notizie e post sull’argomento, sostenendo con sempre più forza la correlazione tra sbarchi e nuovi casi. Se da un punto di vista politico soltanto il tempo ci dirà se cavalcare questo argomento sia una mossa vincente, è altrettanto interessante svolgere una riflessione sulle possibili conseguenze di questa tesi e sulla veridicità della stessa. L’aumento dei contagi

IL PREGIUDIZIO, LE CONSEGUENZE E LO SCAMBIO TRA CULTURE

La conseguenza della tesi portata avanti dall’opposizione è la descrizione dei nuovi immigrati come portatori di malattie. È una retorica che appartiene storicamente ad una certa area politica europea, ma con la situazione corrente ha chiaramente una maggiore capacità di influenza sulle persone, con il conseguente aumento del pregiudizio nei confronti dei migranti. Ma che cos’è il pregiudizio? Ne “La natura del pregiudizio”, Gordon Allport lo definisce come “un’antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile. Può essere sentito internamente o espresso. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo”. Il pregiudizio deriva sia da fattori di natura cognitiva, che di natura motivazionale. Mentre i primi sono difficilmente eliminabili, i secondi sono maggiormente intaccabili.

C’è un’ampia letteratura sulle modalità per ridurre il pregiudizio. Batson e Ahmad si sono occupati del tema nella pubblicazione “Using emphaty to improve intergroup attitudes and relations”. Secondo i due studiosi, l’empatia è in grado di migliorare le relazioni tra gruppi. Assumere la prospettiva di un’altra persona, infatti, aiuta a ridurre il pregiudizio nei confronti del suo gruppo di appartenenza, a ridurre gli stereotipi e all’attuazione di comportamenti di aiuto a beneficio del gruppo. Affinché sia possibile provare empatia però, è necessario conoscere l’altro. Questa visione appartiene alla c.d. ipotesi del contatto di Allport.

Anna Maria Passaseo e Caterina Benelli hanno ripreso tale visione in un capitolo del libro “Con-passione: nuovi orizzonti e prospettive in pedagogia delle relazioni” di Gabriella Aleandri. Secondo loro, quando due o più culture si incontrano l’incomprensione è spesso inevitabile e questo pone il malinteso alla base della relazione tra le stesse. Perciò, preso atto di tale fenomeno, le due studiose suggeriscono di concepirlo non come qualcosa da evitare, ma come qualcosa da accogliere in quanto “all’interno del confine segnato dal malinteso, che tiene separate le due culture, prende forma la possibilità di venirsi incontro, di confrontarsi, di avvicinarsi” e di conseguenza, la possibilità di diminuire il pregiudizio. La possibilità e l’efficacia del confronto interculturale dipendono da aspetti emotivi ed affettivi, piuttosto che da competenze linguistiche o culturali. Un importante modello di comunicazione interculturale è il Modello Dinamico di Sensibilità Interculturale di Bennett. Secondo l’MDSI, maggiore sarà il grado di sensibilità, maggiore sarà la capacità del soggetto di allontanarsi dalla sua condizione etnocentrica, in cui il soggetto nega l’altro. Il massimo grado di sensibilità porta all’integrazione e dunque all’etnorelatività.

In letteratura, ci sono molte visioni relative alla possibilità di “insegnare” la sensibilità. È però unanime l’idea per cui la vicinanza nei confronti “dell’altro”, se non accompagnata da esperienze fortemente negative, sia in grado di aumentare la sensibilità. È proprio questo che accomuna lo studio effettuato da Passaseo e Benelli con l’ipotesi del contatto di Allport. Alla luce di quanto affermato dagli studiosi citati, è chiaro come la tesi portata avanti dall’opposizione possa diminuire la sensibilità dei cittadini italiani e, di conseguenza, allontanare la possibilità di una reale integrazione. L’avvicinamento e il confronto, infatti, sono disincentivati dalla paura del contagio. Lo step successivo è riuscire a capire se effettivamente i migranti portano il Covid-19.

I MIGRANTI PORTANO IL COVID-19 IN ITALIA?

Come detto, l’argomento è al centro del dibattito politico da settimane e gli esperti non hanno tardato a dare la loro opinione. Ad inizio agosto, Scienza in rete ha pubblicato un articolo in cui viene spiegato che “ogni migrante che giunge in Italia è sottoposto a tampone e posto in isolamento se positivo e in quarantena se negativo. Prima di essere trasferiti e distribuiti tra le regioni, tutti sono sottoposti a test sierologico. All’arrivo a destinazione sono nuovamente sottoposti a tampone e posti in isolamento fino a quando giunge il risultato. Dunque, questo sottogruppo è lungi dal rappresentare al momento un pericolo”. Per gestire l’arrivo dei migranti, con il decreto del 12 aprile, l’Italia ha iniziato ad utilizzare delle imbarcazioni come “navi-quarantena”.

Molti studiosi, però, hanno sottolineato le criticità di questa soluzione. La ricercatrice Valentina Brinis ha sottolineato il fatto che tenere persone a bordo per un lungo periodo porti a un disagio psicologico tale da portare a gettarsi in mare, come ha fatto un ragazzo tunisino lo scorso 20 maggio, morto nel tentativo di raggiungere la costa a nuoto. L’epidemiologo Massimo Galli invece, in un’intervista all’Huffington Post, ha affermato che l’utilizzo di queste imbarcazioni potrebbe portare ad una nuova Diamond Princess, ovvero la crociera partita il 20 gennaio e che ha visto infettarsi 700 passeggeri su un totale di 3711. Ad oggi, però, questo scenario non si è ancora presentato.

Oltre al parere degli esperti, anche i dati sembrano escludere una correlazione tra l’arrivo dei migranti e l’aumento dei casi di Covid-19. Nell’ultimo report del Ministero della Salute, infatti, si legge che solo il 15% dei casi riscontrati tra il 24 e il 30 agosto viene importato dall’estero. In questo dato – significativamente più basso rispetto all’origine autoctona dei casi – rientrano anche gli italiani che tornano dalle vacanze all’estero. Nel report dell’ISS del 28 agosto è presente un grafico che riporta il numero e la percentuale di casi di Covid-19 diagnosticati in Italia per settimana di diagnosi, per nazionalità e per luogo di esposizione da inizio pandemia. Il grafico mostra come la quasi totalità dei casi registrati in Italia provenga da autoctoni, italiani e non. Da inizio agosto, la curva dei casi importati dagli italiani è salita in modo significante. Anche la curva relativa ai casi importati da non italiani è salita – da febbraio fino al 2 luglio i casi erano sempre intorno allo zero – ma in modo molto meno sensibile rispetto alla curva degli italiani.  Anche il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa ha più volte affermato l’assenza di una correlazione tra l’aumento dei contagi e gli sbarchi dei migranti, postando anche un grafico su Twitter.

CONCLUSIONI

L’insieme dei dati sopracitati mostra dunque come – ad oggi – l’aumento dei contagi e l’aumento dell’immigrazione non siano due fenomeni correlati. I costi delle navi-quarantena, il rischio di una nuova Diamond Princess, l’aumento dei contagi e i tentativi di fuga dagli hotspot da parte degli immigrati rischiano però di alimentare tale percezione. L’opposizione è consapevole di ciò e sta svolgendo il suo ruolo giocando d’anticipo. L’immigrazione, infatti, è uno dei temi che può creare imbarazzo alla maggioranza, mentre è un issue che rafforza e unisce la minoranza. La conseguenza di questa strategia – più che legittima da un punto di vista politico – è che in questo modo viene alimentato ancor di più il pregiudizio nei confronti degli immigrati. Questa distorsione della realtà attuale – non è possibile escludere che in futuro l’aumento dei casi e l’aumento degli sbarchi possano essere correlati – rischia infatti di diminuire ancor di più l’empatia degli italiani nei confronti degli immigrati, aumentando anche il rischio futuro di seri problemi sociali.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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