Lecce, il gioiello del Salento

Decidere di partire lontano e poi ritornare dove tutto è iniziato: è così che si capisce cosa vuol dire sentirsi a casa. “Sentire”, quando si torna al sud, è una parola che ha tanti significati. Uscire dall’aereo o dal treno e percepire il calore del sole; il momento in cui si incontrano gli occhi dei genitori che si illuminano alla vista del figlio; l’attimo in cui si apre la porta di casa e ci si sente avvolti dall’odore che sa di tranquillità; il gusto di quei sapori che non si riescono mai a replicare; il suono delle scarpe che si infrangono sui sanpietrini; il silenzio che domina nei mesi in cui non c’è ancora il turismo. La terra tra i due mari non fa eccezione. All’estremità del tacco d’Italia c’è un posto chiamato Salento che, ogni tanto, pecca di presunzione dichiarandosi diverso dal resto della Puglia.

Media4tech di Claudio Palazzi

La conformazione

L’Adriatico e lo Ionio ne hanno forgiato le coste, un po’ più ripide ad est ed un po’ più morbide ad ovest. E’ un piccolo angolo del Sud Italia impregnato dell’odore del mare e della storia dei popoli del Mediterraneo ma è anche la sede di città meravigliose che, nonostante le difficoltà legate alla condizione del meridione, dimostrano di essere dinamiche e fonti d’ispirazione anche per i più giovani. Una tra queste è Lecce, il “capoluogo” del Salento.

Con un numero di abitanti pari a circa 95500 è la città più grande dell’area ed anche uno dei centri più importanti a livello culturale, economico, universitario e turistico. Le sue origini risalgono a tempi perfino precedenti l’epoca romana. Infatti furono proprio le civiltà messapiche a porre le fondamenta di questa terra. Non solo Lecce, ma quasi tutti i piccoli paesi della Provincia manifestano ancora adesso la storia di questi popoli che è poi andata a mescolarsi con il progresso creando scenari suggestivi e di rara particolarità artistica. Infatti addentrandosi tra i vicoli di Lecce non è raro notare strutture che rimandano tipicamente all’arte romana, poi quella greca, quella spagnola e perfino quella medio orientale. Nel III secolo a. C.

Passeggiando tra arte e storia

Lecce venne conquistata da Roma che diede anche i natali al nome della città stessa e dello stemma che ancora viene utilizzato. Venne infatti chiamata “Lupiae” e l’immagine simbolo che l’avrebbe rappresentata era una lupa posta ai piedi di un albero di leccio. Questa immagine è riprodotta sul pavimento di Piazza Sant’Oronzo, la prima piazza che si incontra non appena si raggiunge il centro storico di Lecce. Un mosaico di vari colori compone lo stemma proprio al centro del grande spiazzo in cui passanti e biciclette possono muoversi indisturbati. Una leggenda narra che gli studenti universitari devono fare molta attenzione a non calpestare la lupa perché se ciò avvenisse la laurea potrebbe tardare ad arrivare. A parte ciò i segni del passaggio romano sono evidenti nella medesima piazza che accoglie un grande anfiteatro ancora utilizzato principalmente per opere teatrali e concerti di musica classica.

Questa bellezza è in armonia perfino con le attività commerciali poste intorno tra cui troviamo piccole caffetterie sempre molto frequentate che offrono il vero caffè leccese ed il tipico dolce della zona, il pasticciotto. Ma fermarsi in questo punto comporterebbe ridurre al minimo la conoscenza di questa città piena di tesori nascosti. Nel tragitto verso Piazza del Duomo, guardandosi intorno sembra di scorgere dei particolari stili tra i palazzi e le case che costeggiano le strade.

Quando gli Aragonesi dominarono la città nel 1400 circa, la loro influenza si fece notare a livello architettonico sviluppando poi quel gusto unico che avrebbe caratterizzato l’arte leccese per tutto il Seicento. Proprio per questo quando ci si ritrova di fronte la facciata del Duomo di Lecce è impossibile non restare stupiti ed incuriositi: la pietra che compone la struttura è stata finemente intagliata fino a creare delle mescolanze e delle figure talmente ben definite che è incredibile pensare siano state veramente realizzate da mano umana. Queste caratteristiche sono tipiche del barocco che assume la denominazione di “leccese” proprio il fatto che sia una particolarità esistente solo a Lecce e in nessun’altra parte del mondo.

Guardando più attentamente si può scoprire anche che i materiali utilizzati non hanno nulla in comune con quelli generalmente più sfruttati. Infatti, nell’area di Terra d’Otranto, la composizione del terreno ha dato vita ad un tipo di roccia particolarmente malleabile e senza eguali altrove. Si tratta della famosa Pietra Leccese, talmente morbida da aver permesso agli scultori di incidere l’anima di questa città sui suoi monumenti più famosi, consacrandola come un gioiellino architettonico dall’unicità che solo una città d’arte può avere. La già citata Piazza del Duomo si apre agli occhi del visitatore con un enorme spazio libero avvolto da differenti strutture che portano però comunque l’attenzione verso la chiesta posta in evidenza. Però la piazza ci inganna. All’apparenza la prima cosa che si nota è la facciata del Duomo. Tuttavia superando le porte d’entrata ci si trova solo in una delle navate laterali e non in quella principale. La ragione di tutto ciò è semplice: la prima facciata che si vede non è quella vera. I costruttori hanno ben pensato che non fosse di buon gusto lasciare allo spettatore appena entrato in piazza una parete bianca, senza alcun decoro. La soluzione è stata quella di creare un piccolo piacevole imbroglio che si risolve svoltando l’angolo e trovando la vera entrata principale.

Non distante dal Duomo sorge la Basilica di Santa Croce, ricordata per essere la rappresentazione più alta del barocco e spesso le visite guidate si soffermano molto nella sua descrizione, alternando storie mitologiche a storie dal carattere più religioso. L’intreccio delle figure scolpite si unisce alla particolarità del rosone centrale che si mostra in tutto il suo splendore durante il tramonto, in cui i colori del vetro riflettono il rossore della luce e mettono in risalto tutto l’insieme di quello che è una vera e propria opera d’arte.

Addentrandosi sempre più a fondo nel centro storico di Lecce non si può fare a meno di notare come il piccolo commercio sia un’attività particolarmente caratteristica di questa città. Sono numerosissime le botteghe di artigiani specializzati nella lavorazione di cartapesta e pietra leccese ed è un piacere vederli all’opera e curiosare tra gli oggetti creati per turisti ed appassionati. Non mancano naturalmente neanche le attività legate al cibo, una tradizione che viene percepita come arte. Sono presenti ristoranti, pub e bar per ogni tipo di clientela ma ciò che stuzzica maggiormente l’interesse sono le attività di imprenditori locali che permettono l’acquisto e l’assaggio di prodotti a chilometro zero. Innumerevoli sono anche i negozi vintage sparsi un po’ ovunque e le gallerie di antiquariato che mettono in mostra opere nascoste, non economiche ma di una bellezza sconvolgente.

Produttività

La cosa ancora più interessante è il fatto che i gestori sono solitamente ragazzi, anche molto giovani che decidono di tornare o di restare a casa per avviare dei progetti ambiziosi e soprattutto sostenibili. Lecce, infatti, è anche questo. E’ una città che ha dimostrato di essere particolarmente attenta alla questione ambientale, a cominciare da Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile promossi dal Comune fino al grande coinvolgimento degli studenti durante le manifestazioni ambientaliste Fridays for Future degli scorsi mesi. Molti progetti sono anche sostenuti dall’Università del Salento con sede a Lecce che si è sempre distinta per la qualità degli insegnamenti in ambito scientifico, in particolare nel settore dell’ingegneria. Proprio a Lecce infatti sono localizzati alcuni degli istituti di ricerca scientifica più importanti a livello nazionale, come il CNR.

Per l’economia della città il fattore turismo ha, come tutte le città del mezzogiorno, un peso fondamentale e per questo motivo la cura del patrimonio artistico deve essere una priorità. Purtroppo non sempre ciò è avvenuto e questo si somma ad altri aspetti che cozzano con gli aspetti più positivi di Lecce. Spesso i mezzi di trasporto non sono efficienti e, sebbene Lecce non sia una città così grande da non poter essere visitata a piedi, spesso questa mancanza ha creato dei disagi. Situazione che si ripete anche in relazione alla gestione del traffico e degli spostamenti nelle aree più trafficate fuori dal centro: non è raro udire lamentele sul problema della disorganizzazione degli spazi ed è molto comune restare bloccati nel traffico o perdersi tra le innumerevoli strade a volte prive di segnaletica adeguata. Questa confusione non va però ad intaccare la natura tranquilla di Lecce, dove per fortuna non si verificano situazioni più difficili.

Cultura e cinema

Il gusto per l’estetica e la particolarità di Lecce hanno portato la città ad essere candidata come Capitale Europea della Cultura per il 2019 non solo per il suo patrimonio ma anche per la tendenza ad accogliere a braccia aperte tutto ciò che può essere considerato arte. Il teatro, per esempio, è sempre stato di primaria importanza nella città grazie all’opera del Politeama Greco che accoglie sempre artisti da tutto il mondo in una struttura dall’indubbia bellezza. Anche il cinema ha spesso dimostrato grandi apprezzamenti per Lecce.

Il famosissimo regista turco naturalizzato italiano Ferzan Ozpetek ha usato le strade e le dimore leccesi come ambientazioni per i suoi film più famosi Allacciate le cinture e Mine Vaganti. Il regista non ha mai negato il suo amore per questa città e per la terra salentina in generale. Molte delle scene infatti colgono gli aspetti più tradizionali e più semplici, fanno percepire il senso di leggerezza che si respira in questa città ed accolgono perfettamente anche le influenze più legate alla Turchia che Ozpetek non dimentica mai di inserire nelle sue pellicole. Musiche orientaleggianti si alternano a pranzi in famiglia sui balconi in pietra leccese e corse in vespa tra i vicoli dai colori caldi si confrontano con la freschezza dei momenti di fronte al mare non lontano dalla città.

La location scelta da Ozpetek per i suoi film più premiati non poteva essere più azzeccata, perché Lecce è proprio esattamente come così come viene mostrata sullo sfondo delle battute degli attori. La sua essenza è quella della diversità che si fa tradizione, di un passato e di un presente avvolti nel mistero e nel silenzio quasi religiosi, come se per poter accedere ai suoi segreti sia necessario camminare in punta di piedi. Quando si lascia Lecce sembra di doverle sempre qualcosa in cambio, come un dono non richiesto. Non c’è il timore di dimenticarla, piuttosto si ha paura che lei possa dimenticarsi di noi. In Mine Vaganti, Ilaria Occhini pronunciava queste parole:” Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me, se le statue, le facciate delle chiese si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un’ultima volta per queste strade che mi hanno accolto tanti anni fa, voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro, se le strade conserveranno il rumore dei miei passi. La mia città, la città di Lecce la devo salutare prima di partire”.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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