l 28 ottobre scorso oltre 630.000 firme a sostegno del referendum sulla cannabis sono state presentate in Corte di Cassazione. Il quesito referendario riferito al Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope è stato formulato con l’intento di intervenire sulla depenalizzazione delle coltivazioni di varie piante, la cancellazione delle sanzioni penali per uso personale della cannabis e l’eliminazione della sospensione della patente per consumo della pianta, ma non per guida in stato alterato. Le firme necessarie sono state raccolte in meno di una settimana, grazie anche all’utilizzo della firma digitale. Secondo l’Istat i consumatori di cannabis in Italia sono oltre sei milioni, con un mercato delle sostanze stupefacenti che muove attività economiche per 16,2 miliardi di euro. Un mercato grande che da tempo chiede una regolamentazione diversa.

Depenalizzazione no, perché?

Lo abbiamo chiesto a Maria Rachele Roiu, membro direttivo dell’associazione “Pro Vita&famiglia”:
“Intanto sarebbe opportuno chiamarlo “referendum per la droga legale” e non solo per la “cannabis legale”: solo un quesito su tre, infatti, si riferisce alla cannabis o alle cosiddette “droghe leggere”, e cioè quello che dichiara legale il traffico di queste sostanze. Gli altri due quesiti prevedono l’uno l’abrogazione di qualsiasi tipo di sanzione carceraria per la coltivazione di qualsiasi droga, anche coca ed oppiacei per capirci, l’altro l’eliminazione della sanzione accessoria della sospensione di patente per chi è condannato per reati di droga, anche in questo caso, qualunque droga. Già questa “finzione” voluta basterebbe a raccontare cosa c’è sotto questo referendum proposto dai radicali.

Ma voglio essere onesta: la contrarietà ci sarebbe stata anche se si fosse parlato solo di cannabis. Stupisce come ogni volta che si parla di cannabis, infatti, si riesca a fingere che sia innocua nonostante le evidenze. Leggevo proprio ore fa un post di un consigliere regionale della Toscana seguitissimo sui social, Jacopo Melio, che ne decantava le qualità e negava la nocività della cannabis, o delle infiorescenze di canapa tout court. Nella relazione annuale del dipartimento antidroga della presidenza del consiglio per esempio, è chiarissimo i danni della cannabis e la correlazione tra uso e atti criminosi e incidenti stradali. perchè negarlo?

Ma anche la scienza mostra che l’uso della cannabis comporta numerosi danni: dal sistema nervoso centrale, passando per quelli al sistema cardiovascolare, immunitario e respiratorio fino ad arrivare a danni alla sfera sessuale. Come si fa a definire innocua una sostanza che rischia di inibire l’orgasmo, alterare il ciclo mestruale, che comporta deficit alla memoria, all’attenzione, all’apprendimento, alla motivazione, alla gestione delle emozioni, che aumenta l’incidenza di disturbi mentali, slantetizzandoli. Come si può?
Sono contraria a questo referendum come non mai anche perchè questa banalizzazione delle conseguenze derivanti dall’uso di droghe, che torna prepotentemente per difenderlo, impatta e impatterà sempre più negativamente sulla salute fisica e mentale dei nostri figli.

A maggior ragione quando è dimostrato che leggi più restrittive nel medio-lungo termine diminuiscono l’uso della cannabis, mentre le norme liberali e permissive ne favoriscono l’uso, poichè diminuiscono sia lo stigma sociale verso l’uso di sostanze stupefacenti, che la percezione di rischio e di danni derivanti dall’uso. Non posso permetterlo, in primis, per i miei figli.”

Depenalizzazione sì, perché?

Per rispondere a questa domanda avremmo potuto rivolgerci a moltissimi tra esperti e attivisti, ma abbiamo voluto che a rispondere al quesito fosse un rappresentante comune della società a favore della legalizzazione, Rino un giovane uomo di 30 anni consumatore di Marijuana

R. “Per rispondere a questa domanda mi concentrerei su alcuni punti. In primis legalizzare significa depotenziare le Mafie, privandole di un mercato di cui si sono impossessate, ma che attraverso il monopolio di stato, prendendo esempio da altri stati e per ultimo Malta, può apportare vantaggi economici alle casse dello stato, piuttosto che lasciare che ad ingrossare siano le casse della mafia e della criminalità organizzata. 

Il secondo punto è strettamente collegato al primo. Quali sono le reali motivazioni per cui tabacchi ed alcolici sono legalizzati mentre la marijuana ancora no? possiamo con certezza affermare che i danni causati dall’utilizzo della marijuana siano maggiori e più gravi dei danni causati da altre sostanze di cui facciamo uso quotidianamente e legalmente? Da fumatore sono consapevole delle migliaia di morti causati dalla dipendenza dal tabacco, perché allora preferire una sostanza ad un’altra? 

Ma concentrandoci su un discorso più ampio non può sottovalutarsi che la pianta della canapa sconta un utilizzo limitato e sprecato. La pianta in soli sei mesi raggiunge dimensioni tali da poter essere utilizzata per produrre carta ad esempio. Demonizzare la pianta eccezionale a causa di falsi miti sul suo utilizzo per scopo ricreativo è assurdo. Ho scoperto da poco che una delle tante altre qualità della pianta consiste nella sua capacità di rinnovare il terreno arido. 

lo scopo medico per ultimo ma non per importanza, pur non concentrandomi sui provati benefici che apporta la marijuana nella cura e nel trattamento di alcune patologie, sconta la sua attuale penalizzazione, che ne impedisce lo studio dei principi attivi e anche e soprattutto la disponibilità”


Il report annuale 2020 della Global Commission on Drug Policy, osservatorio internazionale in materia di droga, mostra il fallimento delle politiche proibizionistiche, che non portano alcun beneficio. Il report indica, piuttosto, la via della legalizzazione, almeno per la cannabis, la strada da seguire. Iniziative del genere infatti non porterebbero automaticamente a un aumento del consumo di droghe dal momento che il proibizionismo non ha impedito una continua crescita dei consumatori abituali di droga. Dai dati che arrivano dai Paesi che hanno legalizzato la cannabis si dimostra come la regolamentazione delle droghe, unitamente a un approccio che dia priorità a salute, pubblica sicurezza e diritti umani, rappresenti la via responsabile per indebolire la criminalità organizzata, salvaguardando principi di giustizia, sviluppo e inclusione sociale ed economica.

La Commissione infrange quindi il tabù sulle conseguenze negative della legalizzazione, chiedendo agli Stati membri del’ONU, un cambiamento di paradigma abbandonando leggi repressive che colpiscono esclusivamente i consumatori. Regolamentare giuridicamente il mercato di hashish e marijuana è dunque una necessità, che già per altri consumi, come quelli di tabacchi e degli alcolici, già avviene. Ma quali potrebbero essere i benefici pratici della legalizzazione? Da un punto di vista fiscale si potrebbero riscuotere fino 10 miliardi di euro dalle imposte sulle vendite (soldi che attualmente sono gestiti totalmente dalle mafie) e migliaia di nuovi posti di lavoro. Da non sottovalutare è inoltre la possibilità di alleggerire il sistema giudiziario garantendo, inoltre, un risparmio per l’amministrazione carceraria di oltre un milione di euro al giorno considerato che un terzo dei detenuti negli ultimi dieci anni ha commesso reati connessi allo spaccio di cannabis. Senza dimenticare la possibilità di controllare la nocività e le tipologie di sostanze messe in commercio.

Referendum sulla cannabis, perché no? Referendum sulla cannabis, perché no?

1 commento

  1. Concordo con Maria Rachele, è una follia quella che si sta verificando: la cannabis ha degli effetti non standardizzabili, checché se ne possa dire. Non è un farmaco di sintesi e i produttori sono delle persone attratte esclusivamente dallo scopo di lucro. La cannabis Non È una droga leggera

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